Aree interne, da Tremonti a Cevolotto: «Servono comunità, servizi e nuove opportunità»

A Palazzo Gotico, per il Festival del Pensare Contemporaneo, l’ex ministro intervistato dal direttore di "Libertà" Gian Luca Rocco: piccoli comuni, spopolamento, welfare, volontariato e nuove opportunità offerte da tecnologia e intelligenza artificiale

Matteo Prati
|4 ore fa
Il direttore di Libertà Gian Luca Rocco e l'ex ministro Giulio Tremonti
Il direttore di Libertà Gian Luca Rocco e l'ex ministro Giulio Tremonti
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Come mantenere vivi i piccoli paesi e le aree montane che da anni perdono abitanti e servizi? È la domanda al centro di “L’Italia che resta”, l’incontro ospitato a Palazzo Gotico dal Festival del Pensare Contemporaneo, con Giulio Tremonti, il vescovo Adriano Cevolotto, Guido Castelli e Massimo Gargano, moderati dal direttore di Libertà Gian Luca Rocco.
Tremonti ha richiamato la forte dualità tra città e territori interni, indicando nella demografia uno dei nodi decisivi: meno popolazione attiva e più anziani significano maggiori difficoltà nel sostenere servizi e welfare. Da qui il ruolo crescente di volontariato, associazionismo e Terzo settore, insieme alle opportunità offerte da tecnologia e intelligenza artificiale.
Cevolotto ha posto l’accento sui legami di comunità, mentre Castelli, partendo dall’esperienza della ricostruzione dell’Appennino centrale, ha ricordato che non bastano le case: servono lavoro, servizi e prospettive per i giovani. Gargano ha infine sottolineato il rapporto tra montagna e pianura: abbandonare i territori più fragili significa aumentare i rischi anche a valle. La sfida, emersa dal confronto, è quindi trasformare le aree interne da luoghi da assistere a territori nei quali sia possibile scegliere di restare.