Caporalato e immigrazione clandestina, maxi inchiesta coinvolge Piacenza
Smantellata dalla Guardia di Finanza un'organizzazione transnazionale: oltre 1.300 lavoratori sfruttati nelle campagne del Nord Italia. Arresti domiciliari per tre persone
Redazione Online
|10 ore fa

Guardia di Finanza
Un’inchiesta di ampio respiro della Procura distrettuale della Repubblica di Brescia coinvolge direttamente anche il territorio di Piacenza, facendo emergere un sistema articolato di sfruttamento della manodopera agricola, caporalato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Al termine delle indagini, condotte dalla Guardia di finanza della compagnia di Rovato, sono state eseguite tre misure cautelari personali: arresti domiciliari per altrettanti soggetti di origine indiana, ritenuti promotori e vertici di un’associazione per delinquere di carattere transnazionale. Contestualmente è stato disposto il divieto temporaneo, per 12 mesi, di esercitare attività professionali e incarichi direttivi all’interno di imprese e persone giuridiche.
L’inchiesta ha inoltre portato al sequestro di tre entità giuridiche e di beni per un valore complessivo superiore ai 19 milioni di euro. Piacenza figura tra le province maggiormente interessate dal fenomeno, insieme a Brescia, Cremona, Milano e Lodi. Secondo quanto emerso, numerose aziende agricole operanti anche nel Piacentino avrebbero beneficiato, consapevolmente o meno, di manodopera fornita illegalmente dall’organizzazione.
«I lavoratori stranieri - secondo le Fiamme gialle - venivano infatti reclutati attraverso un sistema fraudolento che simulava regolari contratti di lavoro e disponibilità di alloggi, consentendo così l’ingresso in Italia aggirando le norme del cosiddetto Decreto Flussi». L’organizzazione, composta complessivamente da 12 persone e articolata tra Italia e India, avrebbe gestito il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la somministrazione abusiva di manodopera, lo sfruttamento lavorativo nel settore agricolo (caporalato) e un sistema di frodi fiscali basato su fatture per operazioni inesistenti.
Per ogni lavoratore, venivano richieste somme elevate: circa 13.800 euro per ottenere un permesso di soggiorno stagionale e ulteriori 7.200 euro per convertirlo in un permesso a termine. In molti casi, i lavoratori venivano anche intimiditi per il pagamento.
Le condizioni di lavoro risultavano particolarmente gravi tra retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali, pagamento «a giornata» invece che a ore, violazioni sistematiche dei riposi (fino a 73 giorni consecutivi di lavoro), trattenute in busta paga per spese di alloggio, cibo e trasporti e scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro. Spesso, inoltre, le buste paga riportavano dati falsati per simulare il rispetto dei requisiti necessari alla conversione del permesso di soggiorno.
«L’organizzazione operava - prosegue la nota - attraverso tre società italiane e una indiana, utilizzando contratti di «pseudo-appalto» per giustificare la fornitura di manodopera. Questo sistema avrebbe generato, tra il 2019 e il 2024, oltre 18 milioni di euro di fatture false, con un’evasione Iva superiore ai 3 milioni». Parallelamente, sono stati denunciati i rappresentanti legali di 12 aziende agricole coinvolte, che avrebbero utilizzato in modo illecito la manodopera fornita. Tra il 2018 e il 2024, l’organizzazione sarebbe riuscita a far entrare in Italia 1.364 cittadini stranieri, generando profitti illeciti per oltre 19,2 milioni di euro, ora sottoposti a sequestro.

