Castel San Giovanni, apre il primo ospedale di comunità della provincia
Si tratta di una struttura intermedia tra ospedale e territorio finanziata dai fondi del Pnrr, 20 posti letto a disposizione
Redazione Online
|6 ore fa

Ospedale di comunità a Castel San Giovanni
«Rafforzare il collegamento tra ospedale e territorio, valorizzando il ruolo estremamente centrale dei colleghi dell’assistenza primaria» con queste parole il direttore sanitario dell'Ausl di Piacenza Andrea Magncavallo ha celebrato quello che viene definito un nuovo tassello della sanità territoriale. A Castel San Giovanni apre infatti il primo ospedale di comunità (Osco) della provincia di Piacenza, una struttura pensata per garantire continuità nelle cure e accompagnare le persone nei momenti di passaggio tra ospedale e domicilio e viceversa.
L’intervento, realizzato nell’ambito degli investimenti del Pnrr per il rafforzamento dell’assistenza territoriale, rientra in un programma più ampio che prevede la realizzazione di tre strutture sul territorio provinciale. Dopo Castel San Giovanni, il secondo ospedale di comunità sarà attivato a Piacenza Belvedere, mentre il terzo entrerà in funzione all’ospedale di Fiorenzuola.

Tutte le strutture saranno dotate di 20 posti letto e rappresenteranno un punto di raccordo tra ospedale e territorio, rivolto a persone che non hanno più bisogno di un ricovero per acuti ma che non sono ancora pronte per un sicuro rientro al proprio domicilio. Potranno anche prendere in carico pazienti provenienti dal territorio che non possono essere gestiti a casa, per cui il ricovero nei reparti per acuti non sarebbe indicato.
L’Osco di Castel San Giovanni è stato realizzato riqualificando gli spazi al piano terra del blocco A dell’ospedale, già sede della Riabilitazione ortopedica. Un intervento di manutenzione straordinaria che ha consentito di valorizzare ambienti esistenti, adattandoli alle mutate e crescenti esigenze della sanità territoriale.
Qui le persone vengono seguite in una fase delicata del percorso di cura: l’obiettivo è stabilizzare ulteriormente la situazione clinica, recuperare autonomia e preparare il rientro al domicilio con il giusto supporto.
Un elemento centrale è il lavoro integrato tra professionisti: infermieri, medici e altri professionisti (per esempio, i fisioterapisti) operano insieme per costruire percorsi personalizzati. In questo contesto, sarà fondamentale anche il coinvolgimento dei medici di medicina generale, che potranno attivare direttamente il ricovero per i propri assistiti, oltre agli ingressi provenienti dai reparti ospedalieri.

L'intervento
L’Ospedale di comunità si inserisce infatti nella rete dei servizi territoriali e lavora in collegamento con la Centrale operativa territoriale (COT) e con l’assistenza domiciliare, per garantire continuità e coordinamento lungo tutto il percorso di cura. La struttura, che si sviluppa su una superficie di circa 820 metri quadrati con 25 locali tra stanze di degenza, spazi per il personale e aree per i visitatori, è progettata per offrire un ambiente funzionale e accessibile, facilmente raggiungibile anche dai familiari.
La responsabilità della struttura è affidata alla Direzione medica (referente la dottoressa Valeria Trabacchi), mentre quella organizzativa fa capo al Dipartimento delle professioni sociosanitarie (coordinatrice Patrizia D’Alogna). Il coordinamento clinico è del dottor Carlo Moroni.
Oggi sono stati accolti i primi pazienti. L'inaugurazione ufficiale è già in calendario per la metà di maggio: saranno presenti il sindaco di Castel San Giovanni Valentina Stragliati e il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale. «Un elemento qualificante dell’Ospedale di comunità – evidenzia il direttore sanitario Andrea Magnacavallo - sarà il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale che, su base volontaria, potranno far parte dell’equipe clinica degli Osco. Inoltre i colleghi medici del Ruolo unico di assistenza primaria (RUAP) potranno proporre alla COT il ricovero dei loro pazienti candidabili e proseguire la presa in carico dopo la dimissione.
Questo significa rafforzare davvero il collegamento tra ospedale e territorio, valorizzando il ruolo estremamente centrale dei colleghi dell’assistenza primaria – che saranno sempre più parte attiva del percorso di cura – come punto di riferimento per i pazienti e costruendo una presa in carico più tempestiva e appropriata».


