Referendum, comitato per il Sì: «Deriva autoritaria? Una bufala»

La Camera penale ha presentato il comitato che sostiene la riforma sulla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri e per la creazione di due Csm

Redazione Online
|3 ore fa
La presentazione del Comitato per il Sì
La presentazione del Comitato per il Sì
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Costituito il ‘Comitato per il Sì» della Camera Penale di Piacenza: una Riforma di buon senso, per tutti i cittadini, che elimina un residuato autoritario e allinea l’Italia ai Paesi democratici. Attacco alla Costituzione e all’indipendenza della Magistratura? Una fake
Si è ufficialmente costituito, presentandosi alla Cittadinanza, il Comitato per il Sì della Camera Penale di Piacenza, in vista della prossima consultazione referendaria del 22/23 marzo.
La presentazione è avvenuta presso il Grande Albergo Roma e costituisce l’attuazione locale della campagna di sensibilizzazione che l’Unione delle Camere Penali Italiane sta conducendo in tutto il Paese, per convincere i cittadini delle buone ragioni della riforma in materia di separazione delle carriere dei magistrati nonché di revisione costituzionale delle modalità di autogoverno della magistratura, approvata dal parlamento.
Una riforma che non è di destra o di sinistra, né contro qualcuno, ma semplicemente è una buona riforma, che anche se non risolverà certamente tutti i problemi della giustizia italiana, molti dei quali senz'altro dovuti a fortissime carenze di organico e di mezzi, senz'altro restituirà al giudice l'autorevolezza e la credibilità che gli competono e al pubblico ministero un'autonomia ancora più marcata nell'ambito del ruolo di accusa a esso riservato.
Presenti all’insediamento, oltre che il Presidente della Camera Penale gli avvocati Stefano Moruzzi e numerosi soci dell’Unione locale, anche il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Piacenza, nonché della Fondazione Forense piacentina, Franco Livera ed i Consiglieri Avvocati Renato Caminati, Elisabetta Leviti, Andrea Perini, Massimo Brigati, Fabio Leggi, Elena Del Forno.
Come accaduto a Roma recentemente, infatti, ove il Presidente del Consiglio Nazionale Forense e tutti i componenti del massimo Organo dell’Avvocatura hanno aderito, a titolo personale, al Comitato per il Sì dell’Unione delle Camere Penali, anche i componenti del Consiglio dell’Ordine piacentino hanno ritenuto doveroso partecipare, nello stesso modo, all’iniziativa della locale Camera Penale, nella convinzione che il Sì alla riforma potrà migliorare la giustizia e porterà finalmente il nostro sistema giudiziario ad essere in linea con quello di tutti i Paesi con i quali condividiamo la cultura democratica e la concezione di un giudice autonomo, indipendente, imparziale e che tale appaia agli occhi di tutti i cittadini.
Si dimentica spesso, infatti, anche nei dibattiti in essere, di ricordare che la carriera unitaria di magistrati dell’accusa e magistrati giudicanti permane, in Europa, solo in pochissimi Paesi, ad esempio la Turchia.
Ecco perché sono irricevibili certi argomenti, che evocano addirittura una deriva autoritaria: anzi, la separazione delle carriere caratterizza proprio tutti i Paesi europei ed extraeuropei di tradizione democratica, nei quali da sempre la distinzione netta fra la figura del giudicante e quella dell’accusa è presupposto di garanzia per i cittadini e di credibilità per i Magistrati. In altri termini, se c’è un’anomalia, è proprio quella della carriera unitaria ancora presente in Italia, non certo il contrario.
Hanno aderito all’iniziativa anche le sigle dell’intera avvocatura piacentina: presenti infatti gli avvovcati Claudio Tagliaferri per la Camera Civile Piacentina, Claudia Parenti per la Associazione Italiana Giovani Avvocati, Giuseppe Defalco per gli Avvocati Tributaristi e Antonino Coppolino per l’AIAF, a dimostrazione che, pur con il massimo rispetto per opinioni dissenzienti, la generalità degli avvocati è schierata a favore della riforma.
Sostenere che la riforma - ribadiscono i promotori del Comitato - è un attacco alla Costituzione o uno svilimento dell’autonomia dell’ordine giudiziario, è una vera e propria bufala, smentita dal suo tenore letterale, che, proprio perché molto chiaro e molto breve (come è giusto che sia ogni intervento sulla Carta Costituzionale) tutti i cittadini sono invitati a leggere, per farsi così un’opinione personale libera da condizionamenti di ordine partitico o, peggio ancora, di tifoseria contrapposta.
Ognuno può leggere il testo dell’art. 104 della Costituzione ante riforma («La magistrature costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere») e si legga lo stesso testo dopo la riforma («La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera inquirente») e trarne, senza necessità di commenti, le proprie valutazioni.
L’attuale riforma completa il percorso verso il modello processuale accusatorio, voluto ed approvato a grandissima maggioranza trasversale dal Parlamento nel 1988 e smantella un residuato di epoca autoritaria: fu infatti una legge del Ventennio ad unificare le carriere dei magistrati, fino ad allora divise nello Stato liberale, separazione che non a caso caratterizza tutti i sistemi giuridici moderni e garantisti, nei quali – ferma restando l’ineludibile autonomia ed indipendenza di entrambe le categorie della Magistratura, inquirente e giudicante – i cittadini hanno diritto ad essere giudicati da un Giudice che non solo sia, ma anche appaia, senza possibili dubbi, terzo ed imparziale.
Quanto all’intervento sui due nuovi CSM chiamati all’autoregolamentazione delle carriere professionali (uno per i Giudici e uno per i PM) ed all’introduzione dell’Alta Corte di Giustizia, stupiscono le critiche, perché la riforma – proprio per assicurare autonomia ed indipendenza - mantiene ben salda l’ampia preponderanza dei Magistrati chiamati a comporre gli Organi di Autogoverno e di Disciplina, i cui componenti saranno nominati in parte dal Presidente della Repubblica, in parte sorteggiati all’interno di elenchi di professori e avvocati formati dal Parlamento in seduta comune, ma che, in maggioranza di due terzi, saranno sorteggiati tra i Magistrati stessi.
Il sorteggio, adottato per por fine al tanto vituperato sistema correntizio, di cui la stessa magistratura da sempre ammette le storture, avviene tra gli stessi giudici e pubblici ministeri, quindi soggetti che hanno superato una rigorosa selezione, particolarmente preparati e competenti, tanto da essere chiamati ogni giorno a giudicare della libertà e dei diritti patrimoniali dei cittadini: è incomprensibile che qualcuno li ritenga incapaci di decidere degli avanzamenti di carriera o dei trasferimenti dei loro colleghi!
Il Comitato per il Sì della Camera Penale di Piacenza è aperto a tutta la cittadinanza ed è disponibile ad intervenire a richiesta in ogni sede per fornire informazioni, approfondimenti e chiarimenti; il Comitato rifiuta l’ideologizzazione del confronto e la demonizzazione dell’avversario, avendo invece lo scopo di consentire a chiunque di decidere consapevolmente di una questione che non appartiene ad una parte politica, ma riguarda la vita di tutti.