Lite per un baby calciatore. L’ex Piace Moretti accusato di minacce
La querela è stata presentata dal papà di un giovane che militava nell'Academy. La prima udienza in tribunale fissata per il 24 aprile

Paolo Marino
|1 ora fa

La discussione poi degenerata avrebbe avuto come antefatto l’esito di un torneo giovanile a cui aveva partecipato nel 2025 la società guidata da Daniele Moretti
Finisce in tribunale la lite tra il genitore di un baby calciatore e Daniele Moretti, ex gloria del Piacenza che oggi guida la società giovanile che porta il suo nome. Il fondatore dell’Academy Moretti è accusato di aver minacciato il genitore nel corso di una telefonata infuocata. Nel capo d’imputazione si legge che l’ex centrocampista - protagonista del grande Piacenza degli anni Novanta approdato alla serie A - «diceva che “gli avrebbe staccato la testa”».
Una contestazione che l’avvocato Francesco Tumminello, difensore di Moretti, reputa infondata. «Respingiamo nel modo più categorico l’accusa, che riteniamo infamante. Siamo certi che la verità verrà accertata dal tribunale». Il difensore preferisce non entrare nel merito della vicenda, che attribuisce a una serie di provocazioni e di atteggiamenti scorretti da parte del genitore.
«Ci costituiremo parte civile e chiederemo alla società di prendere provvedimenti per ciò che è avvenuto», controbatte l’avvocato Arturo Salerni, che assiste il genitore.
Dopo la querela, presentata dal papà del giovane atleta della Academy, la Procura della Repubblica ha emesso un decreto penale di condanna, contro il quale l’avvocato Tuminello si è opposto, convinto di poter dimostrare l’estraneità dell’imputato dalle accuse che gli vengono mosse. La gup Erisa Pirgu ha quindi fissato l’inizio del processo per il 24 aprile. Quella sarà la sede in cui il caso verrà discusso e ciascuno dei protagonisti avrà modo di raccontare la propria verità.
L’antefatto sarebbe avvenuto nel settembre del 2025 su un campo da calcio sul quale una squadra dell’Academy disputava un torneo. In quella sede pare che il papà del giovane calciatore avesse manifestato il proprio malcontento per come stava andando la partita. Nella sua querela il genitore sostiene che tale situazione abbia avuto degli echi sulla chat di WhatsApp della squadra. «Il sottoscritto ha comunicato al gruppo che il figlio non avrebbe partecipato alla partita prevista per il giorno successivo», scrive il genitore. «La partita precedente non era andata bene e il messaggio serviva solo a spiegare l’assenza - viene precisato -. In nessun modo il messaggio aveva intenti polemici o offensivi».
A tale scambio di messaggi, sempre secondo quanto viene sostenuto nella querela, sarebbe seguita una telefonata arrivata da Moretti. «Durante la conversazione, il signor Daniele proferiva insulti pesanti e parole volgari», afferma il genitore. A quel punto la figlia, che aveva assistito alla conversazione telefonica, avrebbe registrato le parole del dirigente sportivo col proprio telefono. Compresa la minaccia finita nel capo d’imputazione.
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