Storie di voi, il fotografo alpino: «Milioni di scatti per le penne nere»

«Quando c’è un alzabandiera a me viene la pelle d’oca, spero che gli ideali degli alpini vengano trasmessi alle nuove generazioni» le parole di Valerio Marangon. Il suo racconto nella nuova tappa della rubrica di Telelibertà

Marco Vincenti
Marco Vincenti
|3 ore fa
Il fotografo alpino Valerio Marangon- © Libertà/Marco Vincenti
Il fotografo alpino Valerio Marangon- © Libertà/Marco Vincenti
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Il protagonista della nuova tappa del viaggio di "Storie di voi" è il fotografo alpino Valerio Marangon che si racconta nella rubrica di Telelibertà in onda, come ogni sabato, nelle edizioni delle 13.15 e delle 19.30 del Tgl, sul canale 76 del digitale terrestre.
«Quando c’è un alzabandiera a me viene la pelle d’oca». È da questa emozione, semplice e profonda, che parte la storia di Valerio Marangon, alpino e fotografo che oggi vive a San Rocco al Porto e che da anni racconta, con la sua macchina fotografica, la vita e i valori degli alpini. Originario della provincia di Rovigo, Marangon ha 71 anni. Il suo servizio militare negli alpini risale al 1974. «Quando mi arrivò la cartolina per la leva - ricorda - ci fu un po’ di magone per la mancanza di mamma e papà». 
La passione per la fotografia nasce invece molto prima. «Me l’ha trasmessa mio zio Giacinto: fotografava tutti noi fratelli». Da quella scintilla iniziale nasce un interesse che negli anni diventa una vera e propria professione. Nel 1982 Marangon apre così a Piacenza un laboratorio di sviluppo e stampa fotografica a colori, in piazza Cittadella.
Proprio il lavoro, per molto tempo, lo tiene lontano dall’associazionismo. «Ero molto impegnato nella mia professione di fotografo, per questo il cappello è rimasto in soffitta per quarant’anni». La svolta arriva nel 2013, con l’adunata nazionale degli alpini ospitata a Piacenza. Un evento che riaccende qualcosa. «Ho tirato fuori il cappello dalla soffitta, gli ho dato una spolverata e da lì è ripartito tutto». Nel 2015 decide di iscriversi all’associazione nazionale alpini e da quel momento, complice la sua esperienza fotografica, diventa di fatto il fotografo della sezione provinciale.
Da allora Valerio racconta con i suoi scatti ogni momento della vita alpina. «In dieci anni ho scattato milioni e milioni di fotografie. Quando faccio uno scatto spesso lo rifaccio perché non mi soddisfa mai del tutto. Poi magari, rivedendolo mi accorgo che è una bella fotografia».
Attraverso la fotografia ha seguito numerosi appuntamenti in Italia e all’estero, dalle adunate nazionali ai raduni europei. Occasioni che gli hanno permesso di visitare gli Stati Uniti, con il gemellaggio tra gli alpini piacentini e quelli di New York, fino al Sud America, con tappe a Buenos Aires e Mar del Plata. Ma più di tutto conta il senso di comunità. «Quando incontri un amico a un’adunata ti prende una gioia immensa. Ci si abbraccia, perché ogni anno ritrovi persone con cui condividi gli stessi valori».
Per Marangon essere alpino significa «dare una parola e mantenerla. Se prometti qualcosa, deve restare così». Ma più di ogni viaggio, di ogni fotografia e di ogni raduno, a rappresentare davvero il suo legame con gli alpini resta un simbolo semplice ma carico di significato: il cappello con la penna. «Sono ancora molto affezionato al mio cappello. Se lo perdessi, perderei la mia identità».
La sua storia è raccontata in “Storie di Voi” come ogni sabato su Telelibertà nelle edizioni delle 13.15 e delle 19.30 del telegiornale. Se anche voi avete una storia da raccontare contattateci all'indirizzo [email protected].
Valerio Marangon
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