Donazione e trapianti, a Fiorenzuola torna “Una partita per la vita”: Piacenza punto di riferimento per il midollo
Il 5 e 6 settembre a Fiorenzuola il Memorial Michele Lizzori. A Piacenza già effettuati 806 trapianti di cellule staminali, mentre la Nefrologia segue oltre 160 trapiantati
Redazione Online
|10 ore fa

Sport, testimonianze e informazione per ricordare che un sì alla donazione può trasformarsi in una nuova possibilità di vita per un’altra persona. Torna a Fiorenzuola “Una partita per la vita – Memorial Michele Lizzori”, appuntamento dedicato alla sensibilizzazione sulla donazione di organi, tessuti e midollo osseo, che quest’anno raggiunge il traguardo della decima edizione.
L’iniziativa è promossa dalla Nazionale italiana calcio trapiantati insieme ad Aido, Avis Provinciale Piacenza e Admo, con il patrocinio dell’Azienda Usl di Piacenza, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Fiorenzuola e la collaborazione del 118 Piacenza Soccorso e delle realtà sportive del territorio.
La manifestazione è dedicata alla memoria di Michele Lizzori e punta ancora una volta a utilizzare il linguaggio dello sport per richiamare l’attenzione sul valore della donazione. Ad accompagnare gli appuntamenti saranno anche le testimonianze dirette di donatori e riceventi.
Sabato si parla di donazioni, domenica tutti in campo
Il programma si aprirà sabato 5 settembre alle 21, nella Club House del Rugby Fiorenzuola di via Raffaele Barani, con una serata condotta dalla giornalista Marzia Foletti.
Al centro ci saranno il mondo delle donazioni e quello dei trapianti, raccontati attraverso l’esperienza dei professionisti dell’Azienda Usl. Interverranno Evelina Cattadori, Daniele Vallisa, direttore del Dipartimento di Oncologia-ematologia; Angela Rossi, direttore della Biologia dei trapianti, diagnostica molecolare e manipolazione delle cellule staminali emopoietiche; Maria Cristina Savi, coordinatore aziendale dell’attività di donazione e prelievo di organi e tessuti; Francesco Lauri, infermiere e coordinatore locale per gli espianti d’organo; Chiara Rocca e Raffaella Zangrandi, rispettivamente responsabile e infermiera referente dell’ambulatorio follow up trapianti della Nefrologia.
A chiudere la serata saranno le testimonianze di chi ha donato e di chi grazie a una donazione ha potuto ricevere un trapianto.
Il giorno successivo sarà invece lo sport a diventare protagonista. Domenica 6 settembre alle 9, sul campo numero 3 di via Raffaele Barani, si sfideranno la Nazionale italiana calcio trapiantati e una formazione composta da 118 Piacenza e FootballStars San Protaso.
Spazio anche ai più piccoli con un triangolare della categoria Pulcini tra Sporting Fiorenzuola, GS Cadeo e Alsenese Lusurasco. L’obiettivo è quello di avvicinare alla cultura della donazione anche le nuove generazioni.
«La donazione è una scelta profondamente personale, ma il suo valore è collettivo – ha sottolineato il direttore assistenziale dell’Ausl Andrea Contini durante la presentazione –. Una scelta che può trasformarsi, per un’altra persona, nella possibilità di continuare a vivere». Lo sport, ha aggiunto, rappresenta uno strumento particolarmente efficace per trasmettere questo messaggio.
Nel 2026 calano i consensi alla donazione
La presentazione del Memorial è stata anche l’occasione per fare il punto sull’attività di donazione e trapianto nel Piacentino.
Nel 2025, ha spiegato Maria Cristina Savi, si è confermata la solidità dell’attività di donazione sia degli organi sia delle cornee. Nel corso dell’anno sono state effettuate anche due donazioni di organi da donatore DCD III, con trapianti andati a buon fine.
Il quadro del 2026 presenta però un elemento di preoccupazione: sono diminuiti i consensi alla donazione, con conseguenze sull’attività di prelievo. Un andamento che, secondo i professionisti dell’Ausl, rende ancora più importante promuovere una corretta informazione affinché ciascun cittadino possa compiere una scelta consapevole.
Negli ultimi dieci anni, intanto, la medicina dei trapianti ha compiuto importanti progressi. Nuove tecniche, tra cui l’utilizzo di macchine di perfusione per il ricondizionamento degli organi, hanno permesso di ampliare i criteri di idoneità dei donatori e quindi le possibilità di accesso al trapianto.
Parallelamente l’Ausl porta avanti un’attività di sensibilizzazione rivolta ai giovani, con incontri per gli studenti dei licei Gioia e Respighi e per gli universitari del corso di laurea in Infermieristica.
Piacenza punto di riferimento per il trapianto di midollo
Un capitolo particolarmente significativo riguarda il cosiddetto trapianto di midollo, più propriamente trapianto di cellule staminali emopoietiche. Piacenza rappresenta in questo campo un punto di riferimento: insieme alla cornea, è infatti l’unico tipo di trapianto che viene eseguito direttamente sul territorio piacentino.
I numeri forniti dal direttore del Dipartimento di Oncologia-ematologia Daniele Vallisa ne danno la misura: finora a Piacenza sono stati effettuati 541 trapianti autologhi e 265 allogenici, per un totale di 806 procedure.
Nel primo caso vengono utilizzate le cellule staminali del paziente stesso e il trattamento riguarda prevalentemente persone affette da mieloma multiplo. Nel trapianto allogenico, invece, le cellule provengono da un donatore e la procedura viene utilizzata soprattutto per leucemie acute e mielodisplasie, patologie nelle quali può rappresentare una terapia salvavita.
Proprio la necessità di far interagire il sistema immunitario del donatore con quello del ricevente rende particolarmente delicata la ricerca della compatibilità.
La ricerca del donatore può diventare internazionale
«Senza il sì di un donatore di midollo osseo, o di cellule staminali emopoietiche, il trapianto non sarebbe possibile», ha ricordato Angela Rossi. Fondamentale è però anche il contributo dei donatori di sangue, perché nella fase precedente e successiva al trapianto il paziente può avere bisogno di piastrine, globuli rossi e plasma.
Un ruolo centrale è svolto dal Registro italiano donatori di midollo osseo (IBMDR), attraverso il quale è possibile cercare un donatore compatibile anche a livello internazionale.
L’Immunogenetica di Piacenza analizza il profilo HLA del paziente con tecnologie molecolari avanzate. I tempi sono un elemento decisivo: la mediana per la refertazione è di circa dieci giorni, in modo da poter avviare rapidamente la ricerca del donatore compatibile.
Il lavoro non termina con l’individuazione del donatore. L’équipe interviene anche nella preparazione delle cellule staminali prima dell’infusione e successivamente verifica il loro attecchimento.
La Biologia dei trapianti dell’Ausl piacentina svolge questi esami non soltanto per il Centro trapianti di Piacenza, ma anche per quelli di Reggio Emilia, Modena e della Romagna e, per alcune analisi, per il Policlinico Sant’Orsola di Bologna, su pazienti sia adulti sia pediatrici.
Nel percorso è coinvolto anche il Centro Trasfusionale, che verifica l’idoneità e lo stato di salute dei potenziali donatori e garantisce sicurezza e qualità nella raccolta e nella gestione delle cellule destinate al trapianto. Francesco Romeo, direttore del servizio ha spiegato come l'attività si articoli in due momenti distinti: "Una prima fase dedicata alla valutazione dell'idoneità dei potenziali donatori e una seconda fase di verifica dello stato di salute del donatore selezionato, con l'obiettivo di garantire la massima tutela sia per il volontario sia per il paziente che riceverà le cellule. Seguiamo protocolli rigorosi e ci avvaliamo di sistemi di accreditamento che sono garanzia di qualità e sicurezza lungo tutta la filiera della donazione, il lavoro del Centro Trasfusionale si inserisce in un percorso multidisciplinare nel quale ogni fase, dalla selezione del donatore alla raccolta delle cellule, deve rispondere a precisi requisiti di sicurezza e qualità”.
Oltre 160 trapiantati seguiti dalla Nefrologia
Un altro dato significativo riguarda l’assistenza successiva al trapianto. La Nefrologia dell’Ausl di Piacenza diretta da Roberto Scarpioni segue più di 160 persone trapiantate di rene, oltre a pazienti che hanno ricevuto cuore, fegato o polmone e presentano problematiche nefrologiche.
Gli interventi vengono eseguiti prevalentemente nei centri di Bologna, Parma e Pavia e, più recentemente, anche al Niguarda di Milano. Una volta tornati a Piacenza, i pazienti vengono sottoposti periodicamente a controlli ematici e strumentali e la terapia viene adeguata in collaborazione con i centri che hanno effettuato il trapianto.
"“Lo scorso anno ben 15 pazienti sono stati trapiantati di rene, due dei quali da vivente, nel rapporto madre-figlio. Per loro il trapianto ha significato non dover più venire tre volte alla settimana in ospedale per sottoporsi alla dialisi, con una qualità di vita incomparabile", sottolinea Chiara Rocca, medico di Nefrologia. "Accanto a questo - prosegue - il reparto porta avanti l'attività di valutazione dei pazienti candidabili al trapianto: i colloqui per l'eventuale inserimento in lista vengono effettuati con cadenza settimanale, mentre la referente Raffaella Zangrandi è disponibile quotidianamente per raccogliere le richieste e programmare gli appuntamenti".

