Pomodoro da industria, Confagricoltura: «Produttori preoccupati per la campagna»

«Servono regole chiare, programmazione ferrea e responsabilità di filiera»

Redazione Online
|4 giorni fa
Pomodoro da industria, Confagricoltura: «Produttori preoccupati per la campagna»
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C'erano anche i rappresentanti piacentini di Confagricoltura all'incontro del 6 febbraio a Parma che ha riunito i produttori di pomodoro da industria delle principali province produttrici. Al centro del confronto la pianificazione della prossima campagna e le criticità che stanno emergendo in una fase ancora priva di certezze sull’accordo quadro.
Il piacentino, con oltre 10.000 ettari coltivati a pomodoro da industria, è la seconda provincia in Italia, dopo Foggia, per superfici dedicate. Alla riunione hanno preso parte Giovanni Lambertini, presidente della Sezione Pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia-Romagna e di Confagricoltura Piacenza e Umberto Gorra, presidente di Confagricoltura Piacenza.
Il gruppo ha espresso forte preoccupazione per il rischio che, in assenza di un accordo definito, venga del tutto meno il rispetto della programmazione produttiva, soprattutto a fronte di un possibile incremento delle superfici coltivate rispetto allo scorso anno. «Occorre nel modo più perentorio evitare un eccesso produttivo – evidenziano Lambertini e Gorra - un’ipotesi che potrebbe mettere in difficoltà l’equilibrio dell’intero sistema. Chiediamo maggior responsabilità e impegno da parte delle Op nel gestire i quantitativi corretti per evitare un eccesso di offerta».
Secondo i dati ufficiali dell’OI Pomodoro da Industria Nord Italia, nella campagna 2025 il distretto del Nord Italia ha trasformato circa 3,12 milioni di tonnellate di pomodoro, coltivate su oltre 45.000 ettari, con una resa media di 69,3 tonnellate per ettaro. Numeri che si avvicinano al potenziale massimo di trasformazione dell’areale rispetto al quale qualsiasi scostamento dalla programmazione rischierebbe di generare squilibri dannosi in primis per i produttori, ma forieri di difficoltà anche per la trasformazione. «Già lo scorso anno – rimarca Lambertini – i 45.000 ettari dedicati sarebbero stati eccessivi se le rese ad ettaro non fossero state particolarmente basse».
«In una fase così delicata – sottolinea Umberto Gorra – è fondamentale che tutta la filiera agisca con senso di responsabilità. Le OP devono procedere in modo coordinato e trasparente, condividendo informazioni e scelte. Solo una programmazione ferrea delle superfici consente di dare certezze ai produttori ed evitare fughe in avanti che finirebbero per danneggiare il settore».
«Il potenziale produttivo e industriale del distretto è noto – spiega Giovanni Lambertini –. La scorsa campagna ha dimostrato che, quando la produzione resta entro i limiti programmati, il mercato riesce a riconoscere quotazioni coerenti con quanto stabilito nell’accordo quadro. Il pomodoro da industria è una coltura ad alto valore aggiunto, ma richiede forti investimenti iniziali, eccedere con le superfici significa sostenere costi certi a fronte di una remunerazione che verrebbe meno proprio per un potenziale eccesso di offerta».
Altro tema è stato quello della tabella qualità. I produttori hanno ribadito con forza che la tabella è stata modificata solo lo scorso anno su indicazione della parte agricola, proprio per migliorarne chiarezza, trasparenza e oggettività e che non vi è alcuna disponibilità a rimetterla nuovamente in discussione.
«La parte industriale di fronte a un potenziale eccesso di offerta ha avanzato come prima proposta proprio la modifica della tabella qualità. Questa però non può diventare uno strumento adattabile alle quantità disponibili – aggiunge Lambertini –. Deve restare un parametro oggettivo e stabile, a tutela del lavoro degli agricoltori. Tornare alle vecchie tabelle significherebbe aver buttato dieci anni di confronti e trattative».
«Rimettere mano alla tabella qualità – conclude Gorra – significherebbe introdurre nuova incertezza in un sistema che ha invece bisogno di stabilità e responsabilità da parte di tutti gli attori della filiera».
L’Intergruppo ha infine ribadito che per giungere alla definizione dell’accordo quadro restano inderogabili il rispetto delle regole comuni e una pianificazione rigorosa.