Vendemmia anticipata dal caldo, ma nel Piacentino uva sana

Temperature eccezionali e siccità hanno messo alla prova i vigneti. Bilancio comunque positivo da Val Tidone, Val d’Arda e Val Nure. Il quadro dalla sezione Vitivinicola di Confragricoltura Piacenza

Redazione Online
|13 ore fa
Vendemmia anticipata dal caldo, ma nel Piacentino uva sana
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Il caldo record ha anticipato la vendemmia quasi ovunque nel Piacentino, in alcuni casi già ai primi giorni di agosto, ma alla fine dalle vigne sono arrivate uve sane e risultati complessivamente superiori alle attese. È il quadro emerso dalla sezione Vitivinicola di Confagricoltura Piacenza, presieduta da Stefano Pizzamiglio. Ora, archiviata un’annata particolarmente difficile sotto il profilo climatico, la preoccupazione dei produttori si sposta sul mercato.
In Val Tidone, la zona meno piovosa della provincia, la raccolta è cominciata a metà agosto, mentre per le basi spumante si era partiti già nei primi giorni del mese. Davide Valla, viticoltore di Ziano Piacentino, ha tracciato un bilancio positivo considerando l’andamento dell’estate, segnalando però acidità molto basse e la sofferenza dei vigneti più giovani. Nell’Alta Val Tidone, Cristian Galvani ha ricordato come la pioggia di Ferragosto abbia permesso di sbloccare la maturazione dell’Ortrugo: bene i Pinot, con rese elevate, più problematica invece la Bonarda.
Positivo anche il bilancio in Val d’Arda. A Vigolo Marchese Eugenio Gandolfi ha registrato quantità leggermente superiori allo scorso anno, acidità basse nei bianchi e gradazioni un po’ più alte nei rossi. «Le vigne vecchie hanno fatto miracoli», ha osservato, mentre i nuovi impianti hanno sofferto maggiormente.
A Lugagnano, dove le notti più fresche hanno dato una mano alle coltivazioni, Tiziano Camorali si dice soddisfatto nonostante una produzione inferiore di circa il 10% rispetto a un’annata normale: «Per l’estate che è stata, sono soddisfatto: Sauvignon e Chardonnay raccolti dal 12 agosto, quantità di circa il 10% sotto un’annata normale ma buona qualità, con una Malvasia particolarmente riuscita nei vigneti storici».
Anche in Val Nure a pagare il prezzo più alto sono state le piante giovani, in particolare quelle di rimpiazzo, mantenute in vita attraverso irrigazioni di soccorso. Vittorio Bertoli Merelli, delegato dei Giovani di Confagricoltura-ANGA, evidenzia un altro elemento: «In un’annata così siccitosa i vigneti lavorati hanno retto molto meglio di quelli inerbiti, che in alcuni casi hanno prodotto la metà».

Vendemmiare costa: 600 euro a ettaro con la macchina, 1.500 a mano

Le temperature elevate hanno avuto conseguenze anche sull’organizzazione del lavoro. Diverse aziende sono state costrette a vendemmiare soltanto nelle ore più fresche, rendendo ancora più evidente il problema della disponibilità di manodopera. Alcune realtà si affidano a studenti e familiari, altre alle cooperative, mentre cresce l’interesse per la raccolta meccanica.
Anche la differenza economica è significativa: il costo indicato è di circa 600 euro a ettaro per la vendemmia meccanica contro 1.500 euro per quella manuale. Il presidente provinciale di Confagricoltura Umberto Gorra invita però alla prudenza nell’utilizzo delle cooperative: «Le cooperative vanno selezionate: è un appalto e va trattato come tale, non è un’integrazione di manodopera».

Rossi fermi in difficoltà, tengono bianchi e bollicine

È però sul mercato che si giocherà la seconda parte della partita. Dopo un buon avvio dell’anno, ad aprile è arrivata una frenata, seguita da un calo dei consumi protrattosi durante l’estate torrida. Da settembre si è registrata una ripresa, mentre l’aumento dei costi di produzione ha portato alcune aziende a ritoccare i listini.
Le difficoltà maggiori riguardano i rossi fermi, mentre bianchi e bollicine mostrano una maggiore tenuta. Sullo sfondo c’è anche un mercato nazionale che, prima ancora della nuova vendemmia, contava circa 42 milioni di ettolitri di vino in giacenza. Tra le possibili strade per il futuro sono emerse le produzioni a bassa gradazione alcolica, l’apertura verso nuovi mercati come l’India e le prospettive di crescita della Malvasia.