Sperimentazione della riforma dell’invalidità: i sindacati dei pensionati lanciano l’allarme

Un percorso che nel 2027 sarà esteso a tutto il Paese

Redazione Online
|7 ore fa
Da sinistra Pasquale Negro (Uil), Claudio Malacalza (Cgil), Aldo Baldini (Cisl)
Da sinistra Pasquale Negro (Uil), Claudio Malacalza (Cgil), Aldo Baldini (Cisl)
1 MIN DI LETTURA
C'è contrarietà da parte dei sindacati dei pensionati piacentini nei confronti della  terza fase della sperimentazione nazionale della riforma dell’invalidità civile che coinvolge Piacenza e che nel 2027 sarà estesa a tutto il Paese.
I segretari generali Claudio Malacalza (SPI CGIL), Aldo Baldini (FNP CISL) e Pasquale Negro (UILP UIL) esprimono «forte e rinnovata preoccupazione» per una riforma che definiscono «a costo zero», realizzata senza un reale coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e che rischia di tradursi nell’ennesimo provvedimento che limita la possibilità, in particolare delle persone in situazione di difficoltà economica, di accedere ai servizi socio-sanitari e di chiedere il rispetto dei loro sacrosanti diritti.
Secondo i sindacati, il provvedimento «colpisce i più fragili, anziani e persone con disabilità, con un possibile aumento dei costi e il rischio concreto di una rinuncia all’esercizio di un diritto di civiltà».
Il timore è che le nuove procedure possano complicare ulteriormente l’accesso al riconoscimento dell’invalidità, scaricando sui cittadini e sulle famiglie oneri economici e burocratici aggiuntivi.
Perché il certificato di invalidità è così importante
Il riconoscimento dell’invalidità civile non è un mero adempimento amministrativo. È la chiave di accesso a diritti fondamentali: alle agevolazioni previste dalla legge 104; ai permessi lavorativi per assistenza; all’ingresso in strutture socio-assistenziali accreditate; alle prestazioni fondamentali in questi casi come l’assegno di disabilità. Per questo i sindacati parlano di una materia che riguarda direttamente la dignità delle persone.
SPI CGIL, FNP CISL e UILP UIL spiegano di essere già al lavoro sul territorio per ridurre disagi e costi per i cittadini più deboli e le loro famiglie, anche attraverso convenzioni con medici certificatori, con l’obiettivo di garantire un accesso più semplice e meno oneroso alle pratiche. «Non si può riformare un sistema così delicato – sottolineano – senza ascoltare chi rappresenta milioni di pensionati e persone fragili».