Inchiesta bis sull’operaio folgorato alla centrale, la procura ora indaga dirigenti e tecnici Sogin
Assolto il supervisore ritenuto inizialmente responsabile del gravissimo infortunio avvenuto nel 2019 nell’impianto di Caorso

Paolo Marino
|4 ore fa

Una nuova indagine è stata aperta sul gravissimo infortunio avvenuto il 25 settembre 2019 alla centrale nucleare di Caorso, da decenni in fase di dismissione, quando un operaio di una ditta esterna rimase folgorato mentre smontava un pannello elettrico. La procura ora ipotizza responsabilità nei confronti di dirigenti e tecnici di Sogin, delineando uno scenario alternativo a quello evidenziato in un primo tempo e scagionando il supervisore inizialmente indagato, finito a processo con l’accusa di lesioni colpose gravissime e assolto dal giudice Federico Baita.
Vittima dell’incidente era stato un operaio, oggi 38enne, originario di Pistoia ma residente a Piacenza, dipendente della società torinese Samsic. Investito da una scarica di seimila volt, andò in arresto cardiaco e fu rianimato dai soccorritori. Trasportato in eliambulanza all’ospedale di Pavia, fu dimesso con una prognosi di 295 giorni e riportò danni permanenti.
L’inchiesta bis è stata avviata durante l’istruttoria del processo conclusosi mercoledì con l’assoluzione del supervisore dell’impianto, difeso dall’avvocata Elisabetta Soavi. È stata la pm Emanuela Podda, nel corso della sua requisitoria, a informare il giudice dell’esistenza di un’altra indagine, che sposta l’attenzione dall’imputato ad altri dipendenti Sogin. Il pubblico ministero, chiedendo l’assoluzione, ha evidenziato che le responsabilità per l’infortunio vanno ricercate altrove e che è già stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai nuovi indagati.
Il cambio di rotta nasce da circostanze messe in luce proprio durante il processo finito con l’assoluzione. Ciò spiega i tempi lunghi dei nuovi accertamenti, conclusi a distanza di quasi sette anni dall’infortunio.
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