La tartare di bassotto è servita, buon appetito... ma è solo una provocazione

Iniziativa di Piacenza Animal Save, rete di movimenti a difesa degli animali

Filippo Lezoli
|4 ore fa
La tartare di bassotto è servita, buon appetito... ma è solo una provocazione
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Qualcuno osserva da lontano, curandosi di non avvicinarsi troppo. Altri passano oltre, non prima però di avere lanciato uno sguardo di indignazione. Altri ancora, per lo più si scoprirà poi vegetariani, strizzano l’occhio alle ragazze che in divisa - “Sorelle Lapparo”, questo il nome scelto dalla fantomatica azienda - accolgono i cittadini al banchetto allestito mercoledì mattina all’inizio di via XX Settembre nel giorno di mercato.
Nella città che si fa un vanto delle sue qualità gastronomiche, illustrano gli alimenti in vendita con tanto di prezzario: tagliata di carne di pastore tedesco adulto, da consumarsi entro un giorno dall’apertura della confezione; il kebab di labrador per chi ama i piatti un po’ più esotici, ma anche il burger di Golden Retriever allevato naturalmente senza adoperare gli antibiotici, come compare sulla confezione. Insomma, assicurano: prodotti di qualità. E non resta allora che attendere Natale per gli anolini con stracotto di bassotto... che dire, se di provocazione si trattava, il bersaglio è stato senza dubbio centrato. Loro sono quattro, tutte amiche degli animali, ma anche qualcosa di più, perché fanno parte di “Piacenza Animal Save”, rete internazionale di movimenti a difesa degli animali, la cui sezione piacentina è attiva da un anno e mezzo.
Sono le stesse ragazze a spiegare l’obiettivo dell’iniziativa. «Si è pensato a una provocazione per sensibilizzare le persone sulla percezione che abbiamo di un animale rispetto a un altro - dicono Arianna Alberici e Maria Parenti - in altri termini invitiamo a riflettere sulla differenza esistente fra animali da reddito, quelli che ad esempio si mangiano, e gli animali che coccoliamo sul divano». Una differenza che, è facile capirlo, per le promotrici dell’iniziativa non ha ragione d’essere. «Sono tutti essere senzienti - continuano - fra loro non ci sono differenze se non quella di tipo economico o culturale, la differenza la fa semmai la società e il luogo in cui si cresce». Nel gruppo era presente anche Giulia Roti, antropologa che sta studiando l'antispecismo.
Diversificate le reazioni dei piacentini alla provocazione.