Bobbio piange l’ingegner Galleti nel giorno del via al “suo” ponte

Iniziano i lavori a Barberino, come lui li aveva voluti. Le centraline (tra cui Pertuso) e i ricordi: la volta con Soraya al suo “Troglos”

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|7 mesi fa
Galleti con la principessa Soraya all’inaugurazione del circolo nel 1960
Galleti con la principessa Soraya all’inaugurazione del circolo nel 1960
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Ha chiuso gli occhi per sempre sulla sua Bobbio nel momento in cui in municipio, quello che è sempre stato a dieci passi da quell’ufficio sommerso di idee, è stato firmato il contratto per la ricostruzione del ponte di Barberino e i lavori sono stati consegnati alla ditta incaricata, di Ravenna. L’ingegner Aldo Galleti, quel ponte, l’aveva pensato come un figlio, mettendosi alla scrivania anche ora che aveva già superato da un pezzo gli ottant’anni e immaginandolo capace di essere non solo sicuro e saldo, ma anche bello e del colore delle rocce di quest’angolo di fiume spettacolare. Quello che lui conosceva a memoria.
Il primo progetto, commissionato dal Comune ai tempi della protesta delle bici per chiedere un ponte dopo la devastazione dell’alluvione, porta infatti la firma di Galleti, come tante altre opere della città della Valtrebbia e non solo: basti pensare alla centrale idroelettrica a Pertuso, gestita a Ferriere dalla gente del territorio, ma anche ad altre in Italia, a Campobasso, Isernia, Imperia, per dirne alcune, oltre alla centrale di Losso di Ottone e un primo abbozzo di un’ipotetica centralina a San Salvatore, poi non realizzata. Il giovane Aldo aveva studiato a Bologna e si era laureato in ingegneria elettronica nel 1963, all’alba del Sessantotto: la sua mente non era solo una “testa”, era un vulcano. Si doveva creare lavoro in montagna, e lui e gli altri soci - Lorenzo Livi, Giovanni Leonida - si sono inventati allora la “Dental Machine” nel 2011 per fabbricare protesi dentali di qualità; due anni dopo, Galleti è stato inserito nell’elenco dei senatori dell’Ordine degli ingegneri, ricordando commosso quando aveva iniziato a lavorare a Bobbio e mancava tutto: le fognature, gli acquedotti, le strade. Voleva che i giovani imparassero, si costruissero la loro strada: per questo aveva insegnato elettronica all’Ipsia e radiotecnica all’Itis di Piacenza, e per questo cullava il sogno tra sé e sé che tornassero indirizzi di studio meccanici a Bobbio.
Però chi immagina Galleti come un ingegnere rigido, tutto numeri e calcoli, sbaglia: perché Aldo era anche divertente. Nel luglio 1960, non ancora laureato, butta in piedi il “Troglos”, un circolo - dove c’è il Barone - cosparso di pelli di zebra, di tasso, di pecora, di orso, prese in un mercatino a Bologna e di cui ancora si parla in paese. Sulla scrivania, ancora oggi, Galleti teneva le tazzine di quell’epico pub come portabiro. E si illuminava quando pensava al lancio in deltaplano o ai dischi “portati su” dalla città. Un giorno entrò al “Troglos” anche la principessa Soraya. Anzi fu lei a tagliare il nastro inaugurale. Galleti le disse che Bobbio era il suo mondo. Nella sua vita aveva infatti lavorato 10 giorni in Germania, 4 ore alla Fiat, 6 mesi a Genova, 8 mesi alla Mondadori: “Basta così, torno a Bobbio”, aveva detto. E poi aggiungeva: «Se esiste un Paradiso io lo immagino come Bobbio, dove si sorride alla vita». L’ingegnere lascia i suoi progetti, un ponte che sta per essere ricostruito, la moglie Lucia, la figlia Silvia. La Bobbio che dal campanile del Duomo è così simile al paradiso.