Ricci Oddi, nuova veste: «Restituita bellezza e armonia»

Per celebrare il nuovo corso sarà aperta gratuitamente da martedì 28 aprile fino a domenica 3 maggio 2026 (compreso venerdì 1° maggio)

Redazione Online
|1 ora fa
Ricci Oddi, nuova veste: «Restituita bellezza e armonia»
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Da martedì 28 aprile 2026, la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza inaugura una nuova fase della sua storia, presentando al pubblico l’esito dell’importante progetto di riqualificazione e riallestimento che ha coinvolto gli ambienti museali, a vent’anni dall’ultima manutenzione significativa.

Al centro dell’intervento, il ripristino delle caratteristiche architettoniche e strutturali originali degli spazi espositivi, concepiti per interagire e valorizzare la collezione di Giuseppe Ricci Oddi (Piacenza, 1868-1937), che nel 1931 trasformò la propria raccolta privata in un museo aperto al pubblico. Ideato dall’architetto Giulio Ulisse Arata anche grazie alle indicazioni del collezionista, si tratta di uno dei primi e pochi edifici del primo Novecento italiano costruiti ex novo con finalità museali per ospitare una collezione d’arte moderna.
Il progetto, realizzato da Piero Lissoni con Antonella De Martino e Gianni Fiore dello studio Lissoni & Partners e avviato nella primavera del 2025, ha riguardato gli oltre 1000 metri quadrati di superficie complessiva della Galleria e tutte le 22 sale, che in questi mesi sono rimaste aperte al pubblico, in modo alternato, in base all’avanzamento dei lavori.
Per celebrare il nuovo corso, la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi sarà aperta gratuitamente fino a domenica 3 maggio 2026 (compreso venerdì 1° maggio), secondo i consueti orari: martedì/mercoledì/giovedì dalle ore 9.30 alle 13.00, venerdì/sabato/domenica dalle ore 9.30 alle 18.00.
«Questo intervento segna un passaggio importante per la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi e per tutta la città – dichiara Katia Tarasconi, Sindaca di Piacenza. Restituire piena coerenza agli spazi progettati da Giulio Ulisse Arata, nel rispetto della visione di Giuseppe Ricci Oddi, significa valorizzare ancora di più un patrimonio che appartiene alla comunità. Questo progetto di riqualificazione non è solo un intervento architettonico, ma un segnale concreto di attenzione verso la cultura come motore di crescita e identità. La Galleria si conferma così un luogo vivo, accessibile e capace di dialogare con il presente, rafforzando il ruolo di Piacenza nel panorama culturale nazionale».
«Mi piace sottolineare – afferma il Presidente della Fondazione Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi - ETS, Massimo Toscani – come il sostegno dei mecenati che hanno reso possibile la ristrutturazione della Ricci Oddi sia segno vivo e tangibile di una illuminata collettività piacentina che si identifica e si riappropria della Galleria. A loro va il mio ringraziamento più sincero. La Galleria rinnovata si offre oggi quale luogo inclusivo e dinamico, davvero al servizio della cittadinanza e dei visitatori: una nuova veste in sintonia con un'identità propositiva, aperta e dinamica». 
«Valorizzare l'importanza della raccolta dando respiro alle opere, restituire bellezza e armonia alla stupenda architettura di Giulio Ulisse Arata così da far emergere quel serrato dialogo tra collezione ed edificio, che è uno dei punti di forza della Ricci Oddi: sono queste le due linee guida principali - che hanno orientato il lavoro condotto in questi mesi – sottolinea Lucia Pini, Direttrice della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. Ora la Galleria accoglie finalmente il pubblico in ambienti all'altezza delle intenzioni del fondatore e offre strumenti di comprensione della raccolta in grado di arricchirne l'esperienza di visita. Non posso nascondere la soddisfazione per questi risultati, che segnano una tappa importante in un processo di crescita che deve proseguire anche negli anni a venire». 
«La Galleria era già perfetta prima, in particolare questa idea del panopticon è molto speciale per un museo, io ho semplicemente cercato di riportarla al suo stato originale, niente di più, niente di meno» aggiunge Piero Lissoni.
  IL RESTAURO
Il progetto di rinnovamento della Galleria Ricci Oddi si è sviluppato a partire da un’approfondita analisi storica e architettonica dell’edificio di Giulio Ulisse Arata, con l’intento di restituire coerenza agli spazi attraverso un linguaggio essenziale e contemporaneo, liberando l’impianto originario dalle stratificazioni incongrue. 
L’intervento ha previsto la rimozione delle tappezzerie ammalorate e il risanamento delle superfici murarie, ora dotate di una finitura a calce e accompagnate da una palette cromatica neutra e calibrata, pensata per valorizzare le opere della collezione. Significativa l’introduzione di nuovi infissi interni, di un nuovo sistema di attaccaglie per i dipinti e di didascalie magnetiche bilingue italiano/inglese, che consentono la massima mobilità senza compromettere le pareti.
Elemento distintivo è il sistema di portali in metallo testa di moro che segna il passaggio tra gli ambienti, definendo un filo conduttore unitario insieme al disegno continuo del pavimento. Sono stati inoltre restaurati e ripensati gli arredi antichi, con il recupero della grande panca centrale e degli sgabelli appartenenti ai complementi originali, probabilmente realizzati su disegno dello stesso Arata. Le porte interne sono state riportate alle altezze originarie, ristabilendo le corrette proporzioni architettoniche.
Arredi, totem informativi e dispositivi tecnici, compresi l’impianto di diffusione audio e i basamenti delle sculture, sono stati integrati in modo coerente, con particolare attenzione al rapporto tra funzione ed estetica. Completa il quadro dei lavori il nuovo sistema di comunicazione grafica.
Infine, è stato messo a punto un nuovo servizio di audioguide in italiano e inglese, realizzato da Orpheo Audioguide sotto la direzione di Lucia Pini, con testi di Stefano Bosi e della stessa direttrice.
LA GALLERIA D’ARTE MODERNA RICCI ODDI
La Galleria nasce dalla trasformazione della raccolta privata di Giuseppe Ricci Oddi (Piacenza, 1868 – 1937) in Galleria aperta al pubblico, inaugurata nel 1931. La collezione è dapprima collocata nell’appartamento all’interno del palazzo di famiglia in via Poggiali, a Piacenza. Successivamente (intorno al 1924) Ricci Oddi decide di trasformare la sua raccolta in Galleria. Dopo aver cercato invano una sede adatta ad ospitarla, commissiona all’architetto Giulio Ulisse Arata un nuovo edificio costruito a proprie spese su un terreno messo gratuitamente a disposizione dal Comune di Piacenza. La Ricci Oddi è uno dei rari casi di museo dove contenuto e contenitore sono da subito strettamente legati.
Fin dal principio, il percorso espositivo ha proposto una selezione delle opere della collezione, che muove dagli anni Trenta dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento, tenendo salda la matrice figurativa cara al fondatore Giuseppe Ricci Oddi, che prediligeva in particolare il genere del paesaggio e dei dipinti di figura.
Dopo i primi acquisti tra il 1898 e il 1899 - tra cui Pecore tosate (1885 ca) di Francesco Filippini e Dopo Novara (1884) di Gaetano Previati - la raccolta ha continuato ad arricchirsi, arrivando a contare oggi un patrimonio di 1184 opere, a fronte delle 546 presenti alla morte del fondatore. Circa 250 sono esposte lungo il percorso permanente, mentre oltre 800 sono custodite nei depositi, comprese le opere grafiche.
Tra i capolavori più iconici figura il Ritratto di signora di Gustav Klimt, datato 1916-1917, opera al centro di una vicenda che ha segnato profondamente la storia del museo: la scoperta del sottostante Ritratto di ragazza, il furto nel 1997 e il misterioso ritrovamento nel 2019. Accanto a Klimt, la collezione conserva, tra le altre, opere fondamentali di Giuseppe Pellizza da Volpedo (Il roveto, 1900-1902 ca), Medardo Rosso (Ecce Puer, 1906), Amedeo Bocchi (La colazione del mattino, 1919), Felice Casorati (Donne in barca, 1933), Felice Carena (Quiete, 1921) e Federico Zandomeneghi (Place d’Anvers, 1880).