Tra Panini e i Bibbiena, con gli artigiani di Upa l’economia si fa cultura
Nasce l’Istituzione che fa perno sul salone di Palazzo Costa e la sala piccola del piano nobile. Un modello per la capitale europea

Patrizia Soffientini
|5 ore fa

Scorci di palazzo Costa
Piacenza candidata a capitale della cultura europea ha bisogno, comunque vadano le cose, di attivare gli enzimi giusti. Di unire, per esempio, cultura ed economia locale. E’ una storia che va prendendo forma grazie agli artigiani di Upa e alla Fondazione Horak, a Palazzo Costa Trettenero di via Roma, dimora nobiliare che vanta una sontuosa stanza affrescata da Giovanni Draghi sul soffitto e con le formidabili quadrature architettoniche di Ferdinando Galli da Bibbiena e del figlio Giuseppe, scenografo a sua volta che sostituirà il padre anche alla corte viennese. Tutti artisti di scia farnesiana. Ed è sui Farnese che si giocano partite di affermazione culturale della nostra città, ecco il trionfo barocco della Piacenza seicentesca. La sala, il corridoio che la precede sono stati acquistate da Upa e oggi vengono più valorizzate.
E proprio lungo il corridoio ecco decine di incisioni di Giuseppe Galli da Bibbiena: paesaggi architettonici, macchine barocche che sono catafalchi funebri, scenografie di interni. Materiali e visioni che ha ispirato il nostro pittore di fama mondiale, Gian Paolo Panini (1691 – 1765), suo coetaneo e presente a Piacenza sino al 1711.




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