In classe senza smartphone: «Si recupera in socialità»

Le testimonianze degli studenti a sei mesi dalla applicazione della circolare ministeriale entrata in vigore a settembre

Thomas Trenchi
|5 giorni fa
In classe senza smartphone: «Si recupera in socialità»
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Telefonini chiusi nello zaino, appoggiati sulla cattedra, infilati in armadietti o raccolti in buste trasparenti: nei primi sei mesi di scuola senza smartphone, dopo la circolare ministeriale entrata in vigore a settembre, anche negli istituti piacentini qualcosa è cambiato. Non ovunque e non allo stesso modo, ma l’atmosfera nelle aule sembra diversa, come raccontano gli studenti.
Tra loro, Ginevra Benedetti, 16 anni: «All’inizio devo ammettere che questa nuova regola mi ha un po’ destabilizzata. Passati i primi giorni, però, ho cominciato a notare cambiamenti concreti. Nei momenti morti non sento più il bisogno di prendere il cellulare. Mi giro verso la compagna dietro di me, parlo con chi ho vicino, guardo davvero quello che succede intorno». Santiago Beoni, 18 anni, Isii Marconi, è più critico: «Le regole sono state inasprite: i prof possono ritirare il telefono o mettere note disciplinari. Però nella mia classe hanno smesso subito di inseguire chi trasgredisce, perché rallenterebbe troppo la lezione». Anche Sara Ricetti, liceo Gioia, nota differenze: «Il telefono deve restare spento nello zaino. Qualcuno a volte lo usa di nascosto, dietro tablet o pc. Questi mesi sono stati strani: spesso mi viene naturale cercarlo sul banco per appuntarmi qualcosa».
Tra i presidi più rigidi, Alberto Mariani, dirigente di Isii Marconi e del campus Raineri-Marcora: «Nelle mie scuole la misura è stata applicata secondo quanto previsto dalla normativa. Abbiamo aggiornato alcuni punti del regolamento interno. Prima, come sempre nella scuola, abbiamo fatto un lavoro di formazione, spiegando le motivazioni e come la scuola si sarebbe adeguata. Non sta andando male, anche se la perfezione richiede tempo». «Al Raineri-Marcora abbiamo installato armadietti dove gli studenti ripongono i cellulari all’inizio della lezione, per poi recuperarli al termine. All’Isii Marconi i ragazzi mettono i dispositivi sulla cattedra e i docenti li ripongono in cassettiera. Alcuni li tengono spenti nello zaino», aggiunge.
Ci sono state proteste? «Neanche una, nessun tipo di reazione negativa – risponde Mariani – anzi, i ragazzi mi sembrano più attenti, predisposti all’ascolto e al confronto, a coltivare amicizia e spirito di gruppo. Il cellulare tende a favorire isolamento e individualismo. Con questa misura si recupera socialità e collaborazione».