Rider, paghe da fame e sospetti. «Circa duecento nel Piacentino»
Nidil Cgil: difficile intercettarli e c’è anche l’ombra del caporalato

Patrizia Soffientini
|3 giorni fa

Rider
Il caso “Glovo” scoppiato a Milano fa da apripista sul mondo sottopagato dei rider. Quei 2.50 euro l’ora, senza alcuna tutela assicurativa, quel frenetico andi e rivieni sulle due ruote per consegnare pizze o hamburger sono confermati anche da NIdil Piacenza, la categoria della Cgil che segue le nuove identità sul lavoro. Il sindacalista Gennaro Del Core fa una stima a spanne di duecento ciclofattorini nel Piacentino, concentrati su Piacenza, Fiorenzuola e Castelsangiovanni, che operano per Glovo, ma anche per Deliveroo e Just Eat.
«Sono una della categorie più penalizzate, tirano tantissimo, non hanno copertura di alcun genere, a cominciare da quella contrattuale, sono dei cottimisti, qualcosa che oggi non dovrebbe più esistere». Una ventina di consegne al giorno e ciascuna richiede almeno venti minuti, così in un’ora si guadagna meno di 8 euro. Sotto la soglia di povertà è stato giustamente rilevato.
«Molti devono comprarsi la bicicletta, d’inverno si attrezzano contro il freddo alla meno peggio con i guantoni paravento. Qualcuno viene pure minacciato da balordi per pochi soldi». L’area di appartenenza è il primo Oriente, il Pakistan: «molti hanno difficoltà anche ad esprimersi in italiano e vengono accompagnati da qualche amico che traduce». Del Core segue con NIdil Milano la partita di una possibile regolarizzazione per i rider ricondotti a Glovo. «Si dovrà fare una stabilizzazione in modo serio, per la dignità delle persone e non per lavarsi la faccia in qualche modo».
Il sindacato fa fatica ad intercettare i ciclofattorini: «sono molto diffidenti, si nascondono un po’, hanno una sorta di contratto molto scarno come collaboratori esterni». Complicato anche risalire a chi recluta, qualche ufficio c’è, ma per lo più avviene attraverso cellulare o mail.
C’è pure il sospetto di caporalato. Per loggarsi (collegarsi al sistema informatico) sul cellulare e accedere tramite app alla piattaforma di food delivery che governa le chiamate, ci vuole un riconoscimento facciale, spiega il sindacalista, a volte capita che qualcuno subappalti la sua faccia a diversi rider che si “loggano” con quella faccia. «Stiamo cercando di capire se dietro ci sono pezzi di caporalato». Temi che cominciano ad emergere, ma hanno confini ancora molto sfuggenti. «Sono ragazzi spesso molto giovani, pieni di diffidenza e di paura».
Tema dunque apertissimo anche a Piacenza.
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