«Violenza in strada, il gesto democratico è interrogarsi sulla rabbia dei giovani»
Uniti è diverso. Siamo in un’epoca oscura, dice, questa però non è una «catastrofe assoluta, ma un ciclo della storia»

Patrizia Soffientini
|2 mesi fa

Benasayag
Argentino, naturalizzato francese, Miguel Benasayag è un uomo del fare. Ed è fondamentalmente un ottimista. Perché se è vero che «il futuro è minaccioso» la democrazia è «dinamica», «ma se ti vedi solo come individuo sei già vinto».
Uniti è diverso. Siamo in un’epoca oscura, dice, questa però non è una «catastrofe assoluta, ma un ciclo della storia» che alterna momenti luminosi ad altri meno, il nodo per il filosofo e psicanalista è uno solo: «assumere o non assumere» la sfida e la responsabilità.
La sua ricetta? «Recuperare dal basso la potenza di agire, senza sperare che ogni cinque anni (alle elezioni, ndr), qualcuno lo faccia».
Ospite d’onore di Cives all’Auditorium della Fondazione, l’autore di saggi celebri come “L’epoca della intranquillità”, “Funzionare o esistere” “ChatGpt non pensa” e coautore de “L’epoca delle passioni tristi”, l’argentino ha un passato di militanza nella guerriglia guevarista dell’Esercito rivoluzionario del popolo; tre volte incarcerato, una per quattro anni consecutivi, torturato durante la dittatura militare, viene liberato nel 1978 grazie alla doppia nazionalità argentina e francese.

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