Su Maduro la piazza si sdoppia. C'è chi fa festa e chi si indigna

Al sit-in di protesta anti-Trump di alcune sigle si sono contrapposti alcuni esuli venezuelani: «Era un narco-dittatore»

Pier Paolo Tassi
|23 ore fa
La manifestazione contro l'intervento di Trump in piazzetta San Francesco
La manifestazione contro l'intervento di Trump in piazzetta San Francesco
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Trenta passi. È la distanza che separa il fronte Pro-Maduro e un gruppo di esuli venezuelani residenti a Piacenza che, al contrario, organizzano un contro sit-in informale e gioiscono per la cattura di «un dittatore spietato e senza scrupoli». Piazzetta San Francesco, ieri pomeriggio, è stata una piazza dai due volti. Quello delle sigle della sinistra e del sindacato di base, che denunciano l'atto di forza del governo Trump in totale spregio del diritto internazionale (dividendosi però sulla bontà dell'operato di Maduro) e quello di chi si sente vittima di un sistema che ha utilizzato la bandiera del socialismo per mascherare affarismo privato e oppressione politica. Come testimonia Vanessa Ledezma, figlia dell'ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma che proprio il leader venezuelano Maduro fece incarcerare per tre anni come prigioniero politico. «Se guardo i manifestanti di fronte a me – affonda – provo vergogna e anche una profonda tristezza a vedere la mia bandiera usata, strumentalizzata». «Maduro non era il nostro presidente. Era il capo di un'organizzazione terroristica e un narco-dittatore che distrutto un Paese intero. «Siamo felicissimi che sia stato finalmente catturato» – prosegue, raccontando come il padre sia stato prelevato dal suo ufficio e da lì  portato in un carcere militare per le sue idee politiche». Mentre Salvador Mendoza e Laura Arena alle sue spalle rincarano: «Come può il popolo di un Paese ricco di risorse come il nostro, morire di fame? Accade perché il petrolio non è mai stato nostro, ma dei russi, dei cinesi, dei cubani, da 25 anni a questa parte». Otto milioni di persone sono dovute scappare per questo e per l'oppressione del dissenso politico. Non siamo emigrati. Siamo esuli».  
Un gruppo di esuli venezuelani
Un gruppo di esuli venezuelani
A trenta passi da loro, intanto, la piazza pro-Maduro si riempie. Quaranta manifestanti sventolano bandiere di Potere al Popolo, Usb, Si Cobas, poi uniscono in un unico drappo i simboli di Venezuela e Palestina: due Paesi dal destino comune, secondo loro. Carlo Pallavicini dei Si Cobas (che pur esprime su Maduro una posizione più sfumata) definisce «inaccettabili le modalità di rapina per dichiarato scopo di profitto messe in campo da Trump. Dal genocidio della Palestina al sequestro di un capo di Stato, assistiamo al venir meno di ogni vincolo di diritto internazionale e ciò non può che rendere spaventosa qualsiasi prospettiva per l'autodeterminazione dei popoli». Mentre Roberto Montanari di Usb, esprime solidarietà per il popolo venezuelano e per il governo bolivariano vigliaccamente attaccato dagli Stati Uniti». Tra i manifestanti, c'è anche un'emigrata venezuelana, l'unica presente nel fronte pro-Maduro, Angelica Rincon: «Il nostro Paese grazie a lui si stava riprendendo dalla povertà. E anche se all'inizio da qui in Italia Maduro appariva come un dittatore, quando sono rientrata in Venezuela ho visto la vera realtà. Maduro aiuta il popolo dopo i disastri combinati dai precedenti governi di destra. Per questo voglio che sia liberato e possa finire il suo lavoro».