Supermercati chiusi nei festivi, più no che sì
I sindacati Cgil e Cisl scettici sulla proposta dell'Ancc-Coop. Favorevole la Uil. Confcommercio e Confesercenti: «Idea antistorica, abitudini consolidate»
Elisabetta Paraboschi
|19 ore fa

I “ritardatari” della spesa ieri non hanno fatto fatica a trovare un supermercato aperto. Tuttavia in questi giorni c’è una proposta, che arriva dal presidente di Ancc-Coop Ernesto Dalle Rive, che potrebbe costringere gli italiani a cambiare le proprie abitudini: chiudere i supermercati alla domenica e nei festivi, riportando il sistema della grande distribuzione organizzata (Gdo) a sei giorni di apertura settimanale.
L’idea non è nuova, ma viene riproposta dopo un anno che per la grande distribuzione non è stato certo facile: volumi di vendita in calo, margini sotto pressione e costi di gestione sempre più pesanti si inseriscono nel quadro di un’economia che cresce appena dello 0,2% e con consumi fermi allo 0,3%.
Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, la chiusura domenicale consentirebbe risparmi tra 2,3 e 2,6 miliardi l’anno per l’intero settore, grazie principalmente alla riduzione dei costi del lavoro festivo, che prevedono maggiorazioni di almeno il 30% e fino al 42%.
«Ogni anno il tema delle chiusure domenicali torna alla ribalta - fa presente Marco Pascai di Filcams Cgil - basti pensare che già nel 2012 la Filcams Cgil Nazionale aveva lanciato una campagna, “La festa non si vende”, contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture nel commercio. Erano state raccolte tante firme, ma nel concreto quando si tratta di regolamentare il lavoro domenicale si blocca tutto. Oggi se ne discute, ma l’Italia resta l’unico Paese a non regolamentare il lavoro alla domenica: ad oggi l’unico modo per limitare i danni del decreto Monti è rappresentato dal lavoro di quelle aziende sindacalizzate dove, grazie all’impegno e anni di sciopero, sono stati sottoscritti accordi che limitano le domeniche lavorative».
A dirsi abbastanza scettico è anche Marco Alquati di Fisascat Cisl: «Appena è uscita la notizia alcuni lavoratori si sono interessati subito per capire se ci fosse qualcosa di concreto - spiega - secondo me non è una proposta facile da concretizzarsi soprattutto se è solo un soggetto a prendere questa decisione, dato che in quel modo agevolerebbe la concorrenza: diminuirebbe i costi, ma perderebbe anche il fatturato. C’è poi la questione dei lavoratori, i cui contratti non dovrebbero essere toccati. Insomma, ci sono tante variabili».
Alquati fa riferimento al fatto che non tutti i gruppi della grande distribuzione si sono detti d’accordo con la proposta di Coop: Federdistribuzione, l’associazione che rappresenta i principali gruppi della grande distribuzione italiana, l’ha respinta categoricamente e anche Carrefour Italia ha evidenziato come l’apertura domenicale sia ormai un’abitudine consolidata. Si dice invece molto favorevole Vincenzo Guerriero di Uiltucs Uil: «È qualcosa che auspichiamo da tempo - dichiara - intanto perché è giusto per i lavoratori, poi perché non è vero che di domenica gli incassi sono più alti e anzi ci sono i costi aggiuntivi per il lavoro supplementare e la gestione. Sia chiaro, non è che i supermercati ci perdano, ma non ci sono guadagni che giustificano queste aperture».
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