Piacenza

Il teste-chiave: “Ho dato a Filosa 150mila euro per evitare i controlli”

25 settembre 2012

 

Alfonso Filosa sullo scalone del tribunale

“Davamo a Filosa circa diecimila euro al mese, in un anno e mezzo le mie società tra contanti e assegni hanno pagato oltre 150mila euro, metà dei quali incassati dal funzionario pubblico. Gli altri erano scoperti”.

Lo ha detto questa mattina in aula Fausto Bianchi, il teste chiave del processo a carico di Alfonso Filosa, l’ex responsabile della direzione provinciale del lavoro alla sbarra con l’accusa di corruzione e concussione. “Lo pagavo per avere protezione dai controlli degli ispettori, visto che le mie aziende di pulizie e servizi non erano in regola con gli obblighi contributivi e previdenziali”, ha aggiunto Bianchi, che attualmente si trova in carcere per bancarotta. L’imprenditore ha anche ricordato di aver dato soldi anche al sindacalista della Cisl Gianni Salerno per agevolare una vertenza di mobilità e di aver falsificato un documento Durc grazie proprio a Filosa. Il quale continua a proclamarsi innocente.

In apertura di udienza il luogotenente dei carabinieri Pietro Santini ha ripercorso i passaggi dell’inchiesta che aveva portato all’arresto di Filosa e di diversi altre persone. Una curiosità: fu proprio Santini nel luglio scorso ad arrestare bianchi mentre cercava di fuggire dall’Italia in direzione Polonia.

 

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