Piacenza

Disordini Ikea, c’è il primo indagato per resistenza. Tolto il blocco

6 novembre 2012

AGGIORNAMENTO DELLE 12.00
Disordini all’Ikea, c’è il primo indagato. Si tratta di un manifestante accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il pubblico ministero Ornella Chicca lo ha iscritto nel registro degli indagati dopo aver analizzato la documentazione fornita alla Procura dalle forze dell’ordine che nei giorni scorsi hanno presidiato il picchetto di facchini e Cobas. Il pm continua nella visione della documentazione e presto potrebbe indagare altre persone per i reati di lesioni, violenza privata e manifestazione non autorizzata: si tratterebbe di decine di protagonisti dei blocchi ai cancelli dell’Ikea. In arrivo anche una serie di querele da parte dei manifestanti.
Intanto il blocco al deposito “piccolo” è stato rimosso, ma è pronto a tornare all’alba di domani: “Fino a quando non saranno reintegrati i 12 lavoratori che sono stati ingiustamente sospesi andremo avanti con la lotta”, annunciano i Cobas. I quali si dicono comunque pronti a una “tregua” per riportare la tensione sotto il livello di guardia e aprire un tavolo di confronto con cooperative e azienda. La condizione che pongono è solo una: “Tutti gli operai devono poter essere reintegrati nei magazzini Ikea di Piacenza”. Un punto su cui la controparte per il momento non è però d’accordo.

Sulla vicenda Ikea, è intervenuta attraverso un comunicato l’onorevole Paola De Micheli (Pd): “Il territorio piacentino non può permettersi di vedere ridimensionato, o addirittura di perdere, l’insediamento produttivo di Ikea”. Lo afferma la parlamentare piacentina del Pd Paola De Micheli, che interviene sulle vicende che in questi giorni stanno interessando l’hub locale della multinazionale svedese. “Tutte le forme di lotta – aggiunge – e di rivendicazione sindacale, anche quelle più dure, non possono mettere a repentaglio il lavoro di chi legittimamente non condivide i modi e i contenuti della protesta. In questo senso, la condotta di questi giorni del sindacato Si Cobas, improntata alla logica del tanto peggio, tanto meglio, appare assolutamente inaccettabile”. “Per questo voglio sottolineare – continua la De Micheli – come la nostra priorità in questa difficile congiuntura economica non possa che essere la salvaguardia dell’occupazione degli oltre 200 dipendenti, che nonostante l’andamento altalenante dei volumi produttivi, negli ultimi mesi non hanno fatto una sola ora di cassa integrazione”.

NOTIZIA DELLE 8.30
Dopo la rottura delle trattative di ieri sera in Provincia, questa mattina, davanti ai cancelli dell’Ikea, i facchini aderenti al sindacato autonomo Sì Cobas sono tornati a manifestare. All’ingresso dello stabilimento si è presentato anche il deputato Tommaso Foti, come aveva preannunciato ieri: “Bisogna ricondurre nella legalità la protesta. Il blocco dell’ingresso, infatti, comporta effetti penali per chi li fa ed effetti negativi per Ikea, che essendo una multinazionale, non ha una dirigenza avvezza a ragionare con criteri italiani e dovendo assolvere alle sue incombenze, rischiamo che possa prendere la decisione di chiudere il deposito per qualche mese”. “Giunti a questo punto – ha proseguito Foti – falliti i tentativi istituzionali, comunali e provinciali, ce ne vuole uno super partes da parte del Prefetto, per cercare di ricondurre una protesta sindacale nel suo alveo, quindi, come prima condizione, che siano tolti i blocchi, poi cercare una soluzione che contempli i diritti di tutti, non quelli di una sola campana. Del resto, penso che non si debba svalorizzare l’intervento positivo della logistica  sul nostro territorio”.

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