Qualità dell’aria, maglia nera per le città emiliane. Piacenza male

17 Gennaio 2013

AGGIORNAMENTO DI GIOVEDI 17 GENNAIO – 18.30 – Come ogni giovedì fino al 31 marzo, oggi è tornato il blocco alla circolazione: la polizia municipale ha controllato una quarantina di veicoli, multando 5 automobilisti. Tre per la violazione dell’ordinanza anti-smog, due per altre infrazioni al codice della strada.

NOTIZIA DELLE 14 – Nessun capoluogo di provincia dell’Emilia Romagna è promosso per la qualità dell’aria. Nel 2012 i dati sono stati decisamente allarmanti: la prima città per gli elevati e ripetuti livelli di PM10 è Parma con 115 giornate, seguita da Reggio Emilia (93), Rimini (88), Modena (85), Ferrara (77), Bologna (73), Piacenza (71), Ravenna (66) e infine Forlì (52). Confrontando i dati del 2012 con quelli del 2009 si nota poi una vera e propria escalation dei livelli di PM10: in alcuni casi i microgrammi di polveri sono addirittura raddoppiati. L’area della Pianura Padana si conferma zona critica, con 18 città tra le prime 20 posizioni nella classifica dell’inquinamento atmosferico. Il 2013, denominato “anno europeo dell’aria”, non promette dunque nulla di nuovo.

Da ottobre 2012, la Regione Emilia-Romagna ha lanciato nuove linee guida per mettere in atto azioni mirate al miglioramento della qualità dell’aria e al progressivo raggiungimento dei valori fissati dall’Unione europea. L’accordo, sottoscritto dai capoluoghi di provincia e da tutti i comuni superiori ai 50 mila abitanti, è stato però recepito e interpretato in maniera differente nelle varie ordinanze comunali.

«Ciò di cui necessita la nostra regione, più che singoli provvedimenti di limitazione – afferma Cristina Bondavalli, della segreteria di Legambiente Emilia-Romagna – è una visione d’insieme per ripensare in maniera sostenibile il sistema di mobilità pubblica e privata, lo sfruttamento territoriale e l’efficienza energetica dei nostri edifici. Bisogna mettere in secondo piano la logica dell’emergenza, che produce restrizioni e obblighi saltuari e di dubbia utilità, per abbracciare e dare spazio ad un piano strutturale più ampio che sia davvero efficace e che conduca ad un progressivo cambio di mentalità».

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