Microfoni in scena per la Trilogia Popolare, la regista Mazzavillani Muti risponde

08 Aprile 2013

Dopo i dubbi sollevati da alcuni spettatori sull’utilizzo di alcuni microfoni in scena nel Rigoletto, che ha aperto la trilogia popolare prodotta dal Ravenna Festival, in collaborazione con il Teatro Alighieri di Ravenna e la Fondazione Teatri di Piacenza, la regista Cristina Mazzavillani Muti ha dato le sue spiegazioni:  “È una scelta registica funzionale a una spazializzazione dei suoni. Abbiamo utilizzato le tecnologie, e in questo caso l’elettroacustica, non certo per amplificare i suoni, ma per la loro spazializzazione, ossia per dare loro una precisa posizione nello spazio sonoro: è una scelta registica specifica che fra l’altro accomuna Rigoletto, Trovatore e La Traviata».

A darne una spiegazione più dettagliata è anche Alvise Vidolin, che per la trilogia popolare del Ravenna Festival ha curato proprio il sound design: “È possibile variare nel tempo la posizione dei suoni simulando, in questo caso, un vero e proprio percorso spaziale con velocità e accelerazioni diverse”, si legge nelle note da lui compilate e dedicate appunto alla spazializzazione dei suoni, “oltre a ciò va evidenziato il fatto che si possono simulare veri e propri spazi virtuali grazie ai quali si trasforma l’acustica del teatro in cui avviene l’esecuzione, ottenendo così degli ambienti sonori di dimensioni e caratteristiche particolari. Del resto la musica è artificio e come tale richiede di poter trasformare a piacimento gli elementi che la compongono e quindi anche lo spazio deve essere manipolabile: esso è diventato la quarta dimensione della musica”.

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