Irrigazione,Confagricoltura: problema irrisolto e intanto le imprese chiudono

14 Giugno 2013

Con l’arrivo del caldo si presenta per gli agricoltori la necessità di irrigare i campi, utilizzando anche l’acqua dei torrenti, per i quali è comunque importante garantire il deflusso minimo vitale (Dmv) necessario a mantenere in vita le varie specie ittiche presenti. Sul problema è intervenuto  Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza. Di seguito il comunicato.

Con le temperature estive si presenteranno a breve i problemi irrisolti legati al Dmv dei nostri torrenti e le inconciliabili esigenze d’irrigazione. Un problema che si ripresenta puntuale in mancanza del piano di programmazione idrica che Confagricoltura Piacenza chiede da anni. “Il problema è come la questione viene procrastinata tutti gli anni – spiega Enrico Chiesa, presidente di Confagricoltura Piacenza – cioè, senza che vengano prese decisioni strutturali, in grado di risolvere efficacemente, definitivamente e, soprattutto, per tempo la necessità di avere più acqua che si presenta in estate”.

Sin da ora si prospetta particolarmente spinosa l’applicazione del deflusso minimo vitale alle derivazioni dal Trebbia ed in particolare, dal torrente Nure, che ha determinato, già dalla scorsa annata, gravissimi problemi di approvvigionamento idrico. “Serve l’adozione di provvedimenti per consentire l’esercizio delle derivazioni e l’irrigazione delle coltivazioni. Vanno evitati i danni che si abbatteranno sulle coltivazioni agricole già penalizzate da un andamento meteorologico anomalo. E’ vero – prosegue Chiesa – che ad oggi non manca la disponibilità d’acqua, ma con queste temperature sarà allarme nel giro di pochi giorni, perché i campi aumenteranno esponenzialmente il fabbisogno irriguo ed altrettanto esponenzialmente diminuirà la disponibilità di acqua”.

La situazione è particolarmente critica per le derivazioni dal Nure, che, a fronte di una concessione complessiva pari a circa 700 litri al secondo, sono soggette al rilascio di 378 litri al secondo per garantire il deflusso minimo vitale. Nei mesi estivi, e in particolare nei mesi di luglio e di agosto, la portata in alveo è spesso inferiore alla quantità corrispondente al deflusso minimo vitale, pertanto, nei fatti, le derivazioni sono impedite e i circa 2.000 ettari serviti dai Consorzi, coltivati a pomodoro da industria (500 ettari circa), mais (500 ettari circa), orticole da industria (500 ettari circa) e, per la quantità residua, a cereali e foraggere, sono destinati ad un inesorabile declino con la totale compromissione di ogni risultato economico diretto, indiretto e indotto. “Il ricorso agli attingimenti da falda – sottolinea Chiesa – non sarà in grado di supplire alla situazione, per la natura geologica del sottosuolo che ne impedisce in molte zone l’esercizio.

Gli agricoltori hanno da tempo e progressivamente messo in atto i metodi a loro disposizione per ridurre i quantitativi d’acqua derivati, mantenendo nel contempo l’efficienza del sistema produttivo. A fronte di ciò è rimasto il sostanziale divieto di derivazione, derivante dall’applicazione di un siffatto DMV, con il risultato paradossale e incomprensibile che, comunque, dopo poche centinaia di metri dalla derivazione, l’acqua scompare completamente dall’alveo. Vanificando, in tal modo, ogni obiettivo di salvaguardia dell’ambiente, anzi generando un risultato ambientale complessivo inferiore alla situazione antecedente l’applicazione delle nuove prescrizioni. Non siamo a conoscenza delle determinazioni della “Cabina di regia”, istituita nei mesi scorsi per affrontare la spinosa questione – conclude Chiesa – nonostante ne avessimo fatta esplicita richiesta e avessimo avuto ampie rassicurazioni al riguardo.

Chiediamo il ricalcolo della quantità prevista per il DMV, che ai livelli attuali impedisce, di fatto, l’utilizzo irriguo, essendo parametrata alla portata media del corso d’acqua e non alla portata di magra, tanto da superare quest’ultima per la maggior parte della durata delle stagione agraria”.

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