Consulta salva le province, Trespidi: “Almeno altri due anni di vita”

04 Luglio 2013

“Non si possono sospendere elezioni democratiche di organi costituzionali con decreto legge”. La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma dell’ex Governo Monti contenuta nel decreto “Salva Italia” e dell’operazione riordino che prevede la riduzione delle Province in base ai criteri di estensione e popolazione. “Non è materia da disciplinare con decreto legge”, hanno sentenziato i giudici costituzionali salvando così enti storici da una fine ingloriosa e immeritata.

Che cosa succederà ora, a “commissariamenti” già avviati? “La Provincia di Piacenza, che doveva unirsi con Parma, manterrà la propria autonomia e nel 2014 torneremo a votare per il rinnovo di presidente e consiglio” – ne è convinto Roberto Pasquali, attuale presidente del consiglio provinciale – che si dichiara soddisfatto per la decisione dei giudici costituzionali.

Considerazione subito smentita dal premier Enrico Letta che ha confermato  l’intenzione del governo di presentare un ddl costituzionale per l’abolizione delle Province, come annunciato in Parlamento. “Dopo che ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il decreto sull’abolizione delle Province, porteremo domani in consiglio dei ministri un ddl costituzionale per abolirle”. Così anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha annunciato l’iniziativa dell’esecutivo per superare lo stop della Consulta. Ma l’Unione delle province italiane non ci sta: “Inaccettabile”.

“Una sentenza che ci soddisfa, dice che abbiamo fatto bene approvando il bilancio di previsione 2013, ci legittima ad operare fino a fine mandato, rivede le recenti politiche sui tagli e mette in luce anche un fatto grave ovvero che il Governo Monti, che aveva giurato sulla Costituzione, aveva licenziato due decreti giudicati incostituzionali”. Così il presidente della Provincia di Piacenza Massimo Trespidi commenta lo stop arrivato dalla Consulta all’abolizione delle province. Quanto alle ultime dichiarazioni del premier Letta, che ribadisce l’esigenza di abolire questi enti, Trespidi afferma: “Credo che il governo dovrà presentare un disegno di legge organico che comprenda il riordino. Quando ciò avverrà, vedremo che intenzioni ha sulle province al di là delle dichiarazioni. Probabilmente riuscirò a farmi un’idea più precisa la prossima settimana quando incontrerò il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Delrio. Di certo non prevedo tempi brevi, un disegno di legge costituzionale richiede due anni”.

Sulla decisione interviene Paola De Micheli, vicepresidente vicario del gruppo Pd alla Camera: “La sentenza della Consulta contro il riordino delle Province del governo Monti era per certi versi attesa, non a caso in Parlamento abbiamo previsto di inserire l’argomento nel progetto più ampio di riforma del titolo V della Costituzione, per arrivare a un ridisegno organico della macchina dello Stato, dal centro alla periferia”. La De Micheli ribadisce quindi la volontà dell’esecutivo di Enrico Letta di “arrivare al più presto all’abolizione di tutte le Province”. “Nella difficile situazione economica in cui ci troviamo – afferma – si può essere portati a pensare che il tema delle riforme costituzionali sia secondario, perché lontano dai problemi veri delle persone. In realtà quella del recupero di efficienza complessiva dell’apparato statale è una questione cruciale per consentire una reale ripresa economica all’Italia, e un termine competitivo indispensabile nel confronto con gli altri paesi europei”. “Per questa ragione – prosegue – mi sono battuta in prima persona nei giorni scorsi in conferenza di capigruppo affinché il Disegno di Legge costituzionale sul percorso delle riforme fosse calendarizzato al più presto alla Camera, a partire dalla fine del mese di luglio, come poi accaduto. Tutti i gruppi dell’opposizione, in particolare il Movimento 5 Stelle, invece si sono opposti segno che permangono ancora troppe spinte conservatrici in Parlamento”.

Intervengono anche i consiglieri provinciali Bertolini, Magnaschi, Mazza (Fratelli d’Italia): “La decisione della Corte Costituzionale conferma in pieno le critiche dell’allora parlamentare Tommaso Foti che rispetto alla soppressione delle Province, attuata con successivi decreti-legge, denunciò come questi ultimi fossero privi dei requisiti di necessità ed urgenza richiesti dalla Costituzione” sostengono in una nota i consiglieri, che aggiungono “ la detta decisione suona anche da sconfessione dell’operato di Napolitano che quei decreti controfirmò senza battere ciglio, anziché preoccuparsi di evitare che l’Ente Provincia sprofondasse nel caos più completo”.
“Dopo la pronuncia della Corte – continuano i consiglieri provinciali di Fratelli d’Italia – era lecito attendersi che, pur perseguendo il condiviso obiettivo di sciogliere le Province, il Governo Letta-Alfano proponesse una riforma volta a dare un assetto istituzionale definito e compiuto allo Stato, con il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’eliminazione degli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto esplodere la spesa pubblica negli ultimi 10 anni”. “L’annunciata presentazione da parte del Governo Letta-Alfano di un disegno di legge costituzionale volto a prevedere l’abolizione delle sole Province, altro non è – evidenziano Bertolini, Magnaschi e Mazza – che la risposta rabbiosa rispetto a un giudizio tecnico della Corte che ha dichiarato incostituzionali norme che lo erano palesemente e a detta di tutti.” “Anziché invertire la rotta e definire una vera riforma di tutte le istituzioni, dal Parlamento alle Regioni, dalle Province ai Comuni – concludono i consiglieri di Fratelli d’Italia – il Governo torna dunque a proporre l’ennesimo provvedimento buono solo per conquistarsi le pagine dei giornali. Ma è fin troppo chiaro a tutti che non basta travestirsi da statisti per esserli”.

Infine Luigi Gazzola di Idv predica più serietà alle altre forze politiche:  “Se a fine 2012 non hanno avuto il coraggio di convertire in legge nemmeno il decreto di riordino che tagliava 36 province, con quale credibilità ora vorrebbero tagliarle tutte?”.

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