Un’estate in Karamoja sulle orme di don Vittorione. Una testimonianza

23 Agosto 2013

Ventidue persone provenienti da tre regioni d’Italia hanno trascorso un periodo della loro vita in Karamoja per condividere con il “Movimento Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo” la scelta di vivere e lavorare a fianco di un popolo che, pur poverissimo, vuole crescere e garantire un futuro migliore ai propri figli.

Il 23 agosto sono rientrati in Italia, dopo un’esperienza in Africa, gli ultimi gruppi di partecipanti ai progetti “Vieni e Vedi”, “Kamlalaf” e “Viaggi missionari”, tre progetti che il movimento Africa Mission sostiene perché parte del percorso tracciato da don Vittorione per creare un ponte con chi è nel bisogno.

Al progetto “Vieni e Vedi” hanno partecipato sei giovani provenienti da Benevento, due ragazze di Piacenza e una di Treviso guidati dall’assistente spirituale del gruppo di Bucciano, Don Antonio Parrillo. Al progetto “Viaggi Missionari” hanno preso parte sei adulti provenienti dalla zona di Urbino, sotto la guida di don Sandro De Angeli, assistente nazionale del Movimento, e nel mese di luglio 10 ragazzi provenienti da due Istituti Superiori di Piove di Sacco (PD), accompagnati da due professori. Infine al progetto “Kamlalaf” hanno aderito due ragazze piacentine guidate dal volontario Paolo Strona.

Sono tre progetti diversi che hanno permesso di vivere un’esperienza di vita in Africa con un unico obiettivo: aiutare a vivere un incontro con la realtà dell’Uganda, in particolare della regione del Karamoja.

Racconta Ivana, una delle partecipanti al progetto “Viaggi missionari”: “Una settimana a Moroto è cortissima in termini di tempo… è un mondo, una vita, un’epoca in termini di cultura, di tradizioni, di valori. Mano a mano che il paesaggio si trasforma e lo spazio si dilata, i colori cambiano, i volti, i vestiti, gli oggetti, le case sembrano tornare indietro di millenni, a quel tempo in cui tutto è semplice, libero, istintivo, ma in cui vita e morte si confondono, uomo e animale si pongono sullo stesso piano di valore.
Qui guardi i bambini, le donne, e ti rendi conto che la fame è una spaventosa realtà, che la violenza è dipinta negli occhi troppo tristi, troppo stretti, troppo chini a terra, che la speranza ha come guardato da un’altra parte. Ma qui incontri anche occhi luminosissimi, pieni di vita, mani che hanno lavorato e cambiato la realtà intorno a loro, in mesi e anni di duro lavoro, a volte senza un minimo segnale di cambiamento. Incontri chi ha lasciato una vita già piena di molte cose, per iniziarne una forse più rischiosa, meno infarcita di cose, ma densa di significato, intessuta di senso. Moroto è stata per me una parentesi d’Africa nel cuore dell’Uganda, come un’immersione nell’essenzialità della vita, un incontro vivo con la ricerca di un senso della propria vita. Anche la strada lunga, polverosa, che devi percorrere per raggiungere sperduti villaggi nel cuore della savana, è un viaggio “dentro”, è l’attesa che prepara un incontro breve, ma di una intensità che neanche in 10 anni di vita occidentale riesci a racimolare. Sento che il cuore si è fermato lì…. e tarda a ritornare”.

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