Confagricoltura, per l’acqua servono interventi strutturali

06 Settembre 2013

Gli studi sui cambiamenti climatici non mancano. Interessanti quanto lontani sembra che non abbiano un immediato impatto sulle nostre vite, soprattutto ora che la stagione estiva sta per concludersi e si spengono i riflettori sull’emergenza acqua che si ripresenterà puntuale l’estate prossima. “E’ giunto il momento di pianificare interventi sulla base di riscontri scientifici – commenta il presidente di Confagricoltura Piacenza, Enrico Chiesa – da ormai vent’anni chiediamo un piano idrico, con la realizzazione delle adeguate infrastrutture, che certamente non si possono improvvisare notte tempo in piena emergenza. L’impatto del cambiamento climatico sulla disponibilità d’acqua della Pianura Padana è monitorato e va gestito, certamente continuando il percorso intrapreso di un utilizzo consapevole della risorsa, ma pensando anche a bacini di contenimento che siano in grado di tesaurizzare l’acqua nei momenti in cui è troppo abbondante per rilasciarla al bisogno”.

Queste le riflessioni che scaturiscono in commento ai risultati, da poco pubblicati, del progetto di ricerca europeo ACQWA condotto sotto la direzione dell’Università di Ginevra. Il report finale riassume l’influenza del surriscaldamento di due gradi pronosticato fino al 2050 sulle precipitazioni di pioggia e neve, così come le ripercussioni sui ghiacciai: mancanza di neve, laghi alpini vuoti, forti piogge e colate detritiche: nelle regioni di montagna.

“Il cambiamento climatico scombussolerà il bilancio idrico” – sottolinea Chiesa. Il progetto analizza con particolare attenzione la valle del Rodano, ma le conclusioni a cui sono giunti gli oltre 100 ricercatori da otto Paesi riguardano anche il nostro territorio. Dal 2008 hanno studiato gli effetti del cambiamento climatico su diversi bacini idrografici: la valle del Rodano in territorio svizzero, la Pianura Padana, i Pirenei e, a titolo di confronto, le regioni delle Ande e dell’Asia centrale. Di conseguenza hanno analizzato che effetti potrebbero avere questi cambiamenti sulla produzione di corrente, sull’agricoltura, sulla natura e sul turismo. “ Dai risultati – commenta Chiesa – pare che dobbiamo rassegnarci a cambiamenti drastici: estati più secche e inverni più umidi, meno acqua dai ghiacciai per produrre corrente, colate detritiche di grandezza mai vista prima a causa delle piogge di maggiore intensità. Ci sarà meno neve e questa si scioglierà prima. A causa del maggiore bisogno d’acqua delle piante, l’agricoltura dovrà lottare contro la penuria d’acqua. Si legge nel rapporto che la Pianura Padana sarà particolarmente colpita: i deflussi potrebbero scendere della metà e l’acqua diventerebbe scarsa soprattutto in estate. Non si tratta di fare allarmismo, ma forse è bene prendere consapevolezza della portata del problema per programmare una soluzione adeguata ed evitare soluzioni palliative che talvolta, in piena emergenza, leggiamo sulle colonne dei giornali proposte fondamentalmente da chi non tocca il problema con mano”.

 

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