Carlo Freccero in Fondazione: “La tv ci ha liberati dalla prima Repubblica”

21 novembre 2013

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Carlo Freccero, genio dell’universo televisivo, in Fondazione nell’ambito di un dibattito condotto dalla responsabile delle pagine culturali di Libertà, Angela Marinetti, ha parlato del suo ultimo libro “Televisione” (Bollati Boringhieri, 2013); scoppietante, preciso e puntuale, ha detto: “Non serve oggi una sola televisione ma occorrono molte tivù che si sono succedute nel tempo e che non si sono estinte, anzi, continuano a vivere nel panorama mediatico e sono certo che daranno vita a nuovi scenari”. Grande Maestro della tivù; è direttore di Rai 4 ma soprattutto conosce i meccanismi e i segreti di un mezzo che ha cambiato la nostra vita: “Il mio libro ha più letture: una storica che attraversa le varie fasi della televisione, da quella pedagogica in bianco e nero per nulla democratica a quella paopolare e commerciale che si fa interprete delle esigenze dello spettatore e si traduce in tivù di maggioranza, che orienta, guida e suggerisce. E’ la tivù che dà a Silvio Berlusconi un successo senza precedenti nel 1994 ed è ancora la televisione che con la sua forza dirompente e popolare libera il Paese dalla Prima Repubblica”.
Freccero ha poi trattato della tivù a pagamento, quella digitale, con la pay tv che ha ha un ruolo sempre più decisivo: “Perché è una forma di televisione – ha spiegato – vista soprattutto da coloro che posseggono forti competenze e oggi a influenzare le scelte della politica non sono soltanto gli ascolti, ma anche i commenti, i giudizi che emergono dalla tivù a pagamento, perché fanno opinione; le opinioni che il pubblico trasferisce sui social network come Facebook e Twitter in poche centinaia di caratteri”.

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