Ritratto di Signora: una traccia di dna può svelare l’autore del furto

15 Marzo 2014

ritratto di signora, Klimt

Una traccia di dna che nel febbraio 1997 non era possibile analizzare, ma che grazie alle moderne strumentazioni potrebbe rivelare ben più di un indizio sull’autore della sparizione del Klimt.

A 17 anni dal clamoroso furto di “Ritratto di Signora” dalla Galleria Ricci Oddi, gli uomini del nucleo investigativo di Piacenza potrebbero essere vicini a una svolta importante nelle indagini. All’epoca dei fatti i carabinieri raccolsero diversi elementi sulla “scena del delitto”, tra cui una traccia rimasta sulla cornice, abbandonata dai ladri vicino al lucernario. Grazie alle moderne tecnologie ora è possibile che il reperto riveli una traccia genetica di chi per ultimo mise mano all’opera del maestro viennese, per poi confrontarla con i soggetti presenti negli archivi delle forze dell’ordine. Ad occuparsi delle analisi saranno gli uomini del Ris di Parma.

Il mistero del furto del Klimt, nella top five delle opere d’arte più ricercate d’Italia, dura ormai da quasi 20 anni. Tanti i colpi di scena, finora nessuna risposta. “Ritratto di Signora” (datato tra il 1916-1917) arrivò a Piacenza nel 1925 grazie al collezionista Giuseppe Ricci Oddi che lo inserì nella pinacoteca di via San Siro, a lui intitolata. Il 19 febbraio 1996 la studentessa liceale Claudia Maga intuì che la tela nascondeva un’altra opera di Klimt che si credeva perduta. A poche settimane dalla mostra, promossa per celebrare la grande scoperta, il quadro venne rubato. L’ipotesi che i ladri potessero essere passati dal lucernario e aver agganciato l’opera con un uncino fu presto accantonata, mentre negli anni si sono moltiplicate le piste investigative. Chi prese il Klimt si liberò della cornice, forse troppo ingombrante da trasportare. Una scelta che oggi potrebbe rivelarsi un passo falso. Le analisi saranno eseguite nei prossimi giorni dal Ris di Parma.

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