Il battesimo non è in crisi, oltre mille all’anno. Calano comunioni e cresime

25 Marzo 2014

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Il battesimo non è in crisi, almeno nella diocesi di Piacenza-Bobbio: ogni anno sono oltre un migliaio i neonati che ricevono il primo sacramento della Chiesa Cattolica e la richiesta, da parte delle famiglie, non è diminuita nel corso del tempo, se non in relazione a una minor crescita demografica sul territorio locale. Un dato a cui ha contribuito anche la popolazione straniera che si è insediata nel Piacentino, in particolare i gruppi provenienti dalle nazioni latino americane.
Nonostante la società sia fortemente scolarizzata, la quasi totalità dei genitori sceglie per il figlio il rito d’iniziazione cristiana, anche se non in tutti i casi equivale al vero avvio di un percorso all’interno della Chiesa: “Non tutti i bambini battezzati ricevono il sacramento della Comunione e di conseguenza un numero ancora minore arriva alla Cresima – ha raccontato don Mario Poggi, cancelliere vescovile della Curia -; un fatto anomalo che ci fa riflettere sulla necessità di non banalizzare il battesimo, che deve essere inteso come il primo passo di un vero cammino di fede”. Le stesse famiglie di “fatto” (genitori non sposati, conviventi o coniugati solo civilmente), sono una percentuale sempre più rilevante della popolazione, ma la loro “irregolarità” non incide sulla decisione di battezzare i pargoli. “Le due situazioni sono slegate e in più di un’occasione é capitato che una coppia decidesse di sposarsi proprio in seguito alla nascita del figlio e di celebrare matrimonio e battesimo nello stesso giorno” – ha aggiunto Don Poggi.
Il sacramento d’iniziazione è anche una festa: “Abbiamo bisogno di momenti gioiosi e di partecipazione, ma non deve ridursi tutto a un’occasione per sfoggiare bei vestiti o invitare a pranzo parenti e amici, è importante recuperare uno spirito di frugalità” – ha concluso il parroco.

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