I profughi arrestati e sfrattati: “Non ce ne andiamo”

08 Aprile 2014

I profughi arrestati dopo i tafferugli in via Taverna restano negli appartamenti messi a loro disposizione dal Comune: una doccia fredda che questa mattina ha investito Palazzo Mercanti, dove è stata recapitata ufficialmente la richiesta di dietro front sull’esclusione dal progetto di accoglienza Ex emergenza Nord Africa-Ena, firmata da sei profughi a cui era stato notificato nei giorni scorsi il provvedimento. Una decisione che gli amministratori avevano preso in seguito agli episodi di violenza del 27 marzo e per il mancato rispetto del regolamento del progetto. Il provvedimento di esclusione era stata notificato a 12 stranieri (alcuni di loro si erano già allontanati spontaneamente dalle abitazioni) ed entro la giornata di oggi i profughi dovevano obbligatoriamente lasciare gli alloggi cittadini, dove sono ospitati da diversi mesi. Lo sgombero invece è slittato: sei profughi, tra i quali i quattro arrestati, hanno contestato ufficialmente alcuni punti tecnici della delibera, e ora gli uffici legali del comune dovranno provvedere a fare delle verifiche. “Si tratta di un documento di autotutela, che provoca una sospensione dell’allontanamento che speriamo di risolvere in una decina di giorni- ha spiegato l’assessore ai servizi sociali Stefano Cugini-; il foglio che hanno inviato blocca lo sfratto solo momentaneamente e per quanto riguarda la richiesta di revoca non abbiamo alcuna intenzione di tornare sui nostri passi”. L’assessore ci ha tenuto a precisare che gli stranieri hanno esercitato i loro diritti: “Certo questa mossa ci ha stupito, soprattutto perché arriva dopo un episodio grave come quello avvenuto in via Taverna”.

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