Mondiali addio, il pagellone azzurro. Si salva Verratti, il futuro fa paura

25 Giugno 2014

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Verratti e Barzagli i soli a salvarsi dal naufragio, dalla tempesta perfetta che ha investito la Nazionale di Prandelli ai Mondiali brasiliani. Un autentico uragano quello che ha azzerato i vertici federali di un calcio alla deriva, ora privo di una guida, sia politica che tecnica, dopo gli addii inevitabili ma non scontati di Abete e Prandelli.

E al CT non possiamo che assegnare un bel 4: le colpe della disfatta non saranno tutte quante sue, ma rinunciare a Giuseppe Rossi e soprattutto palesare una simile incertezza tattica, non hanno certo aiutato un gruppo già di per sé poverissimo, sia sotto l’aspetto tecnico che della personalità.
Quella personalità che pare contraddistinguere Balotelli soltanto in occasione di feste mondane e uscite con gli amici: è un 4 senza appello il voto per l’uomo più atteso, il simbolo della sconfitta. Dopo il fuoco di paglia nel match inaugurale con l’Inghilterra, è riapparsa la versione fanciullesca di un calciatore che ancora deve decidere cosa fare da grande e che rischia di rimanere un altro eterno incompiuto, alla Cassano per intenderci.

Deludono anche i senatori: Buffon, voto 5,5, riscatta con un paio di parate “alla Buffon” l’errore commesso nella sfida con la Costarica. Un orrore difensivo griffato anche Chiellini; con la “Celeste” il difensore è vittima del morso letale del cannibale Suarez ma soprattutto, di un’avventura azzurra che lo vede arrancare come non mai: voto 5.

Pirlo guadagna il classico 6 di stima, ma conferma l’impossibilità di mentire alla carta d’identità. Si chiude un ciclo, con il “maestro” bresciano che cede il testimone all’allievo Verratti, voto 6,5. Il piccolo centrocampista è il solo punto fermo di un futuro azzurro mai come oggi a tinte scurissime. In attacco si spera nella maturazione di Immobile, voto 5, ma sullo sfondo latitano le possibili alternative.

Segnale di come l’intero movimento stia attraversando una crisi senza precedenti. Da anni i dirigenti calcistici, a tutti i livelli, si riempiono la bocca con parole che risuonano ormai come ritornelli: “vivai da valorizzare”, “giovani sui quali puntare” e “settori giovanili protagonisti”.
Tra le parole e i fatti rimane un mare burrascoso nel quale è affondata un’altra Concordia made in Italy.

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