Crisi libica: “Non abbiamo più contatti da giorni, siamo preoccupati”

17 Febbraio 2015

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Preoccupa la situazione in Libia. “Non riusciamo più ad avere informazioni dai nostri contatti libici – dice Claudio Cicognani, presidente della Drillmec -. Ogni canale si è interrotto. Siamo preoccupati, moltissimo”. Tra le aziende più a rischio vi sono Eni, che coltiva estrazioni di petrolio e gas in sei aree in concessione, fino a Gela, in Sicilia, e Finmeccanica. I danni per l’intera nostra provincia potrebbero rivelarsi pesantissimi. Per Paolo Torreggiani, titolare di Atl consulting, le avvisaglie di un pericolo erano evidenti da anni: “Molte aziende piacentine andranno in difficoltà: perderemo una montagna di Pil. Il danno economico è enorme. Noi ci occupiamo di telecomunicazioni, ma c’è chi è impegnato nella realizzazione di valvole, tubi. Quello libico è un mercato importante”. Non era certo un caso che il Consorzio Esportatori Piacentini (Cepi) avesse portato in fiera a Tripoli una trentina di imprese locali, soprattutto del settore della meccanica e delle costruzioni: la Libia, grande sei volte tanto l’Italia, era infatti considerata una delle piazze più interessanti dell’Africa del Nord. “Avevamo organizzato solo due anni fa, dopo la morte di Gheddafi, un’iniziativa con i nostri associati in terra libica – spiega Mario Cavalli di Cepi -. Credevamo in una nuova era. Invece sono ricominciati i problemi, più forti di prima”.

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