Case popolari, 11 denunce per irregolarità nelle autocertificazioni

04 Marzo 2015

polizia-municipale-2

Sono undici i piacentini titolari di abitazioni Erp che, a seguito dei controlli effettuati dalla sezione giudiziaria della Polizia municipale, sono risultati non in regola, per gli anni 2012 e 2013, con le informazioni rese nell’autocertificazione presentata a corredo della domanda di accesso alla graduatoria degli alloggi popolari. Nella maggior parte dei casi, i richiedenti avevano omesso di esplicitare il reddito totale, mentre uno solo dei cittadini coinvolti, beneficiario di un voucher di sollievo, non aveva i requisiti necessari, dichiarati nell’autocertificazione.

L’indagine svolta dalla Polizia municipale in collaborazione con l’Ufficio abitazioni del Comune di Piacenza è iniziata nel 2012 e ha portato alla luce situazioni che hanno comportato verifiche approfondite, sfociate nella denuncia delle undici persone in questione all’Autorità giudiziaria, per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Il mancato inserimento dei dati completi relativi al reddito, infatti, aveva determinato un livello Isee inferiore e un conseguente punteggio più alto del dovuto nella graduatoria di assegnazione delle case.

L’Ufficio abitazioni esegue controlli preventivi attraverso i riscontri incrociati delle banche dati, così come l’attività di accertamento congiunta con la Polizia municipale, la cui sezione territoriale ha svolto, nel 2014, 83 approfondimenti volti a verificare la permanenza dei requisiti, a fronte di cambiamenti avvenuti e non comunicati dai titolari di alloggi Erp.

“Al di là della soddisfazione per l’ottimo risultato raggiunto grazie alla collaborazione tra l’Ufficio abitazioni e la Polizia municipale – sottolinea l’assessore al Nuovo Welfare Stefano Cugini – vorrei cogliere l’occasione per ribadire che i controlli saranno ulteriormente intensificati. L’obiettivo prioritario è quello di garantire trasparenza ed equità nell’accesso all’edilizia residenziale pubblica, i cui alloggi sono destinati a famiglie che si trovino in reali condizioni di difficoltà, certo non a chi, senza alcuna vergogna, ricorre a certificazioni fasulle celandosi dietro lo schermo di false povertà”.

© Copyright 2021 Editoriale Libertà