Il sacerdote dei ragazzi “persi”: “A scuola dovrebbero insegnare l’amore”

17 Aprile 2015

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“Il contesto in cui crescono i giovani incide sulla loro formazione. Ecco perché molti si perdono. Mancano punti di riferimento, adulti consapevoli e padri che sappiano indirizzare”. Lo ha imparato, attraverso la sua esperienza, don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto penale per minorenni “Beccaria” di Milano, ospite questo pomeriggio in Sant’Ilario, dove ha presentato il suo libro: “Non amate troppo Dio, la felicità è anche di questa terra”.

Don Rigoldi ha passato la vita a occuparsi di disagio giovanile. Nel 1973 ha fondato il “Gruppo Amici del Beccaria”, che ha cambiato nome nel 1975 in “Comunità Nuova”. L’associazione, di cui don Gino è presidente, ha come scopo l’inserimento sociale dei ragazzi che, una volta usciti dalla detenzione, non hanno un contesto relazionale adeguato che li accolga.

“I ragazzi sono nuovi alla vita e imparano dagli adulti che gli stanno attorno: la famiglia, la scuola ma anche i nuovi mezzi di comunicazione – ha sottolineato don Rigoldi –; spesso manca una guida e soprattutto la relazione con l’altro”.

“Anche gli insegnanti hanno una grossa responsabilità perché dovrebbero cercare di costruire un dialogo. A scuola dovrebbero insegnare l’amore”.

Don Rigoldi si è espresso sulla chiusura di “Sosta Forzata” il giornale del carcere di Piacenza: “E’ un peccato perché ogni forma di dialogo e conoscenza può essere uno sfogo importante per un detenuto e anche una forma di “rieducazione”.

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