Omàr, da ingegnere a badante.
“Ho 48 anni ma posso ancora sognare”

15 Luglio 2015

20150715_165415_resized

Era laureato in ingegneria e aveva iniziato a fare il professore di matematica alle scuole superiori. Poco dopo però, in Somalia è scoppiata la guerra e suo padre, che era un tenente colonnello, è stato ucciso. Dal 1990 Omàr (nome di fantasia), che allora aveva 23 anni, non è più tornato nel suo Paese. Ha preso un aereo ed è arrivato in Italia per cercare un lavoro e una nuova vita senza chiedere asilo politico. Non poteva fare il professore e così si è rimboccato le maniche ed ha ricominciato come ambulante, poi badante, animatore nei villaggi turistici e commerciante in un negozio di materiale tecnologico a Roma. Nel 2010 la crisi lo ha costretto ad emigrare nei paesi scandinavi e quando il lavoro è venuto meno anche nel florido Nord Europa, Omàr è tornato in Italia ma questa volta, senza lavoro rischia di essere rimpatriato in Somalia, un paese perennemente in guerra e ancor più pericoloso per chi ha vissuto una vita in Occidente. Per questo Omàr ha chiesto lo status di rifugiato ed è stato accolto dal progetto Sprar di Piacenza, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Nella nostra città attualmente sono 21 gli stranieri inseriti nel progetto. “Avevo iniziato da poco a lavorare come professore quando è scoppiata la guerra e i genitori sono venuti a prendere i figli a scuola. In Italia ho fatto diversi mestieri definiti umili ma sono quelli che umanamente mi hanno arricchito di più. Oggi ho 48 anni e ho ancora voglia di sognare”.

20150715_165432_resized20150715_165438_resized

© Copyright 2021 Editoriale Libertà