Piacenza

Coldiretti al Brennero: smascherate mozzarelle fresche dalla Polonia

7 settembre 2015

coldiretti bolzano

“Per affermare che un prodotto è orgoglio nazionale basta indicare lo stabilimento di produzione, non l’origine delle materie prime”. Così, secondo quanto riportato da Coldiretti, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sarebbero stranieri, mentre la metà delle mozzarelle in vendita sarebbero fatte con latte o addirittura con cagliate provenienti dall’estero. Un giochetto che ha portato duecento allevatori piacentini (in rappresentanza degli oltre 380 allevamenti da latte piacentini) a bloccare tir e camion al valico del Brennero, tinti di giallo e verde, i colori di Coldiretti, in occasione della mobilitazione nazionale che, dall’alba, ha attirato in Trentino Alto Adige quasi duemila persone da tutta Italia. Polizia, Guardie di Finanza, Carabinieri, con i Nas, e Polizia austriaca hanno verificato cosa trasportassero i camion diretti nella patria d’oro dell’enogastronomia.

Sono transitate mozzarelle già fatte e confezionate in Polonia, ma con scritte in italiano che traggono in inganno creando il falso “Made in Italy”. Nel corridoio tra i fischi degli agricoltori un camion di insalata e, addirittura, 215 quintali di scarpe dalla Cina, arrivati attraverso l’Inghilterra. Direzione Prato.

Tra gli striscioni che recitavano “L’Europa ferma i profughi e lascia passare tutte le ricchezze che mangiamo”, è stata tanta la delusione che i piacentini hanno trasmesso all’apertura dei tir: “Siamo veramente indignati – ha detto il presidente Marco Crotti -. Due anni fa eravamo qui, sul Brennero, a ribadire ciò che ancora oggi gridiamo con forza. Rispetto al 2013, nulla è cambiato”.

Notizia delle 6.00 – Anche gli agricoltori di Coldiretti Piacenza tra le migliaia provenienti da tutte le regioni, che questa mattina hanno presidiato il valico del Brennero per denunciare i ritardi e le omissioni dell’Unione Europea che favoriscono l’abbandono delle campagne con effetti irreversibili sull’occupazione, sull’economia e sull’ambiente.

Autobotti, camion frigo, container sono stati verificati senza tregua dagli agricoltori per smascherare il “finto Made in Italy”, dai prosciutti ai pomodori, ai prodotti ortofrutticoli, ma anche il commercio di surrogati e sottoprodotti che abbassano la qualità, come le polveri di latte e le cagliate da utilizzare per fare formaggi “Made in Italy” al posto del latte vero senza indicazioni in etichetta.

“Dopo due anni, afferma Andrea Minardi, allevatore di Besenzone, dall’ultima protesta al Brennero nulla è cambiato; quella di oggi è una ulteriore denuncia di tutti i semilavorati e delle materie prime estere che entrano nel nostro paese per poi trasformarsi magicamente in prodotti ‘Made in Italy’. Il tutto ovviamente a danno degli imprenditori agricoli italiani, che vivono sul filo del rasoio per le criticità sul fronte dei prezzi, e di consumatori ignari che pensano di acquistare un prodotto dalle garanzie di qualità e sicurezza alimentare italiana”.

“In assenza di regole sulla provenienza e sulle caratteristiche dei prodotti, aggiunge Pietro Mazzocchi, allevatore di Borgonovo, la concorrenza sleale è insostenibile. La situazione è pesante e gli allevatori non riescono a recuperare, dagli attuali prezzi di mercato, i costi di produzione nonostante il sistema allevatoriale abbia già provveduto all’efficientamento delle stalle”.

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