Piacenza

Si sentono piacentini, parlano il dialetto ma non possono votare

24 ottobre 2016

rodica

Si sentono italiani, ma non hanno un documento che lo dimostri. Così, più che un documento, hanno scritto una cartolina, indirizzata al Governo: tanti ragazzi nati o cresciuti in Italia, ma con genitori stranieri, hanno inviato a Roma le prove della loro “piacentinità”. Dalla foto in Trebbia alla foto di classe, a quella della gita. Come a dire “Io sono sempre esistito, qui, a Piacenza”. Il motivo della protesta è presto detto: il 13 ottobre 2015, la Camera dava il via libera alla riforma che consente ai figli di immigrati nati o cresciuti qui di diventare italiani. Da allora il testo è rimasto fermo, impaludato nei cassetti del Senato e questi ragazzi sono rimasti “invisibili”. Intanto, ogni anno, nasce una media di settecento bambini figli di stranieri a Piacenza. Il sogno dei giovani intervistati – laureandi, stiliste, operai, studenti – è uno: “Poter votare”. Tornare nella Patria di origine? “Ci sentiremmo stranieri, noi parliamo dialetto”.

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