Marinaio piacentino sull’Asso 29. “Ho visto la vera disperazione”

21 Aprile 2017

Fa il marinaio, ma è diventato un pescatore di profughi, arrivato nelle acque libiche – sud di Malta – dai monti di Piacenza. C’era anche lui sull’ “Asso 29” che a Pasqua ha salvato circa 1300 persone, 150 delle quali sono state mandate in Emilia-Romagna, come spiegato dal Viminale.

“Quando il mare è calmo, partono i barconi. Li buttano in mare”, ha spiegato il giovane. “La benzina basta per fare solo qualche miglia. Non arriverebbero mai in Italia, con quel poco carburante. E chi li carica lo sa bene. Tutto è calcolato. Vanno in avaria presto. Da Roma, ci arriva l’ordine di partire. Così, ottenute le coordinate, li recuperiamo. O almeno tentiamo di farlo. Quando vedi sbarcare giovani in forza e in salute in due secondi di servizio, senti solo dire “Lasciateli annegare”. Comodo, facile. Beh, io non ci riesco. Abbiamo salvato per un pelo due bambini piccoli. Nella ressa di chi voleva il cibo, rischiavano di essere schiacciati. Li abbiamo strappati alla calca e portati con noi, al sicuro, sul ponte di comando. Ci siamo chiusi dentro. Ma abbiamo temuto il peggio. Ecco cos’è la disperazione”.

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