Operazione

Tangenti in cambio di lavoro. Imprenditore e funzionario del Ministero in manette

27 settembre 2017

 


Si faceva pagare vacanze, lussuosi alberghi ed eleganti cene e in cambio firmava documenti che attestavano l’idoneità delle attrezzature utilizzate in un’azienda piacentina.

I finanzieri del comando provinciale di Piacenza hanno eseguito 2 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un funzionario del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali e di un imprenditore piacentino, per reati corruttivi, truffa ai danni dello stato, falso ideologico e sostituzione di persona. Altre 3 persone sono state denunciate a piede libero.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Ornella Chicca e sviluppate dai militari del nucleo di polizia tributaria attraverso intercettazioni, perquisizioni e sequestri di documentazione hanno fatto emergere un articolato sistema di illegalità in materia di controlli e sicurezza nei luoghi di lavoro, a discapito della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Secondo la normativa sulla sicurezza, un imprenditore deve sottoporre le proprie attrezzature a verifiche periodiche tramite una commissione appositamente istituita presso il Ministero del Lavoro.
Nel corso delle indagini i finanzieri hanno accertato che il presidente della commissione, al fine di agevolare e concedere in tempi brevi l’abilitazione alla società del piacentino aveva falsificato i curricula dei tecnici incaricati di verificare la sicurezza dei macchinari e inserito sedi fittizie dell’azienda in altre regioni del territorio. Tutto questo in cambio di denaro contante, pagamento di soggiorni a Piacenza presso lussuosi hotel, pagamento di viaggi su treni dell’alta velocita’, buoni benzina oltre a pranzi e cene presso svariati ristoranti.
I controlli alle attrezzature venivano eseguiti da tecnici (alcuni dei quali non competenti ne’ abilitati) che ne attestavano la regolarità, ma i relativi “verbali di verifica”, redatti successivamente, risultavano sottoscritti falsamente dall’imprenditore e dal suo collaboratore, che non avevano mai visionato l’attrezzatura.

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