La “Piacenza bene” trema, spaccio di cocaina di altissima qualità a benestanti: giro d’affari da 30mila euro al mese. Sentiti cento clienti

29 Marzo 2018

E’ stata un’indagine molto complessa iniziata a febbraio del 2017 quella che ha portato la polizia a sgominare una rete dedita allo spaccio di cocaina. Bilancio: otto misure cautelari e quattro denunce per favoreggiamento. L’operazione è stata condotta dalla sezione narcotici della squadra mobile di Piacenza coordinata dal sostituto procuratore Matteo Centini. Le persone coinvolte, di cui quattro agli arresti domiciliari, due con obbligo di firma e due in carcere, hanno un’età compresa tra i 27 e 43 anni. I primi arresti risalgono ad alcuni mesi fa. In manette era finita una coppia del Genio Pontieri e un’altra coppia di cui faceva parte il boss della compagine criminosa. Si tratta di un 43enne residente nel Piacentino ben inserito nel tessuto sociale della città e che operava da vero professionista rendendo l’operazione degli investigatori molto difficile. L’uomo cambiava continuamente numero di telefono utilizzando anche schede estere, prendeva auto a noleggio ogni due mesi e si era fatto assumere da un imprenditore locale rendendosi disponibile a pagare i contributi pur di costruirsi un lavoro fittizio e dimostrare di produrre reddito. Spesso portava la droga a domicilio a clienti che vivevano a Montecarlo. Il braccio destro era un 33enne albanese di Brescia e che ogni tanto lo sostituiva nelle consegne. I clienti erano della “Piacenza bene” più che altro imprenditori e liberi professionisti benestanti che potevano permettersi di acquistare due o tre dosi di cocaina di ottima qualità alla settimana al costo di cento euro l’una.

Durante le indagini la polizia ha sentito almeno cento clienti alcuni dei quali avrebbero negato di rifornirsi dagli spacciatori e da qui sono scaturite le quattro denunce per favoreggiamento. Tra queste anche una a carico dell’ex calciatore Nicola Berti che avrebbe quindi ricoperto un ruolo molto marginale nella vicenda. Il giro d’affari era ingente e si aggirava intorno ai 30mila euro al mese. Gli inquirenti hanno ricostruito centinaia di episodi. In alcuni casi il boss viaggiava con il figlioletto in auto durante l’acquisto dello stupefacente mentre la compagna, anche lei arrestata, riforniva urina “pulita” ai clienti che necessitavano di sottoporsi a costanti controlli.

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