Novel food: in Cattolica si studiano farine di insetti e amido resistente

31 Gennaio 2019


Un piatto di insetti fa certamente storcere il naso ai più ma non certamente alle popolazioni dove il cibo scarseggia e quindi l’enorme quantitativo di materia prima presente in natura potrebbe rappresentare una speranza nella lotta alla fame nel mondo. All’Università Cattolica si studiano i novel food, ovvero quegli alimenti o ingredienti che non hanno una tradizione di consumo nel nostro bacino di appartenenza. Nel 2018 è entrata in vigore la nuova normativa relativa ai cibi del futuro che considera componente nutrizionale, chimica e sicurezza alimentare di prodotti e ingredienti. Pensiamo ad esempio ai semi di chia o alle alghe che fino a qualche anno fa la maggior parte dei consumatori non conosceva; tra i novel food rientrano anche alimenti ottenuti con tecniche innovative come i raggi Uv e in generale tecniche che riducono l’impatto ambientale della produzione. Tra gli ingredienti figurano gli amido resistenti che rappresentano una nuova frontiera per chi soffre di diabete grazie al loro effetto ipoglicemizzante ed hanno inoltre proprietà simili alla fibra alimentare quindi favoriscono il senso di sazietà e di conseguenza la perdita di peso. La categoria più discussa è quella degli insetti. “Dobbiamo considerare i novel food come qualcosa di innovativo e qualcosa che non siamo abituati a consumare. In Italia sugli insetti la cultura è abbastanza frenante – spiega Gianluca Giuberti, ricercatore del Dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari (DiSTAS) dell’Università Cattolica di Piacenza – molta ricerca si sta facendo per valutare o dimostrare che alcuni tipi di insetti se allevati in substrati controllati sono innocui per la salute e possono portare nutrienti interessanti come proteine dall’alto valore biologico. In Università Cattolica stiamo facendo ricerca da diversi punti di vista in particolare sulle farine di insetti fatti crescere in ambienti controllati; sugli amido resistenti e su classi di cereali innovativi, soprattutto pigmentati dalle colorazioni particolari e da un corredo ricchissimo in composti bioattivi tra cui i polifenoli”. A vigilare sulla sicurezza alimentare c’è l’Efsa, Autorità europea con sede a Parma.

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