Simbolo del passato

La nuova vita delle cabine telefoniche. Nel Piacentino 356, sette saranno rimosse

7 giugno 2019

 

Un simbolo del secolo scorso al quale oggi passiamo accanto con indifferenza: è la cabina telefonica. La prima fu installata in San Babila a Milano nel 1952 ma la diffusione capillare della telefonia mobile ne ha decretato la pensione già dalla fine del secolo scorso. Alzi la mano chi di recente ha visto qualcuno sollevare la cornetta del telefono pubblico. E pensare che in passato si creavano code di cittadini in attesa di poter parlare con la persona amata o con un familiare lontano sacrificando parzialmente la propria privacy. In seguito alla drastica riduzione dell’utilizzo degli impianti pubblici, nel 2010 l’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha definito i criteri per la dismissione. Nel Piacentino complessivamente sono ancora presenti 356 cabine, delle quali 100 in città. Sette saranno rimosse a partire dal prossimo 2 settembre a meno che qualcuno non manifesti parere contrario come previsto dalla delibera 31/10/Cons di Agcom.

Le cabine ormai desuete potrebbero rigenerarsi con nuovi impieghi culturali e sociali. Tim è infatti disponibile a valutare le richieste da parte di enti per trasformare gli impianti in bibliocabine ovvero mini biblioteche. L’idea di utilizzare gli impianti per book crossing nasce dall’architetto newyorkese John Locke, cinquanta sono le richieste inoltrate in Italia ma nessuna da Piacenza. Da Roma e Lucca sono arrivate invece due proposte per posizionare i defibrillatori all’interno delle cabine mentre a Firenze si è puntato sull’innovazione tecnologica con le Tim City Link per poter navigare sul web, attivare il wi-fi o ricaricare i telefoni. Così la cabina entra nei tempi moderni senza perdere l’originaria funzione. Dal processo di dismissione sono esclusi gli impianti nei pressi di edifici di rilevanza sociale come ospedali, caserme, penitenziari.

 

 

© Copyright 2019 Editoriale Libertà

CATEGORIE: Cronaca Piacenza