Nessun legame con il ruolo politico

“Caruso amico di Francesco Grande Aracri, favorì una società di riso per fornitura Ue da sei milioni”. In manette anche il fratello Albino

25 giugno 2019

Sono diversi e pesanti gli episodi contestati dagli investigatori a Giuseppe Caruso, il presidente del consiglio comunale di Piacenza finito in manette assieme ad altre 15 persone nell’ambito di una maxi operazione contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Questa mattina a Piacenza è stato arrestato anche il fratello Albino. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata.

Caruso, durante la conferenza stampa di Procura e polizia a Bologna, è stato presentato come un amico di Salvatore Grande Aracri, figlio del boss Francesco. E’ stato precisato che tutti i presunti reati sono stati commessi in qualità di funzionario delle Dogane di Piacenza, prima della sua rielezione in consiglio comunale e non c’è mai stata commistione con il suo ruolo politico a Palazzo Mercanti, ma gli ambiti sono sempre rimasti distinti. Questa mattina sarebbe stato perquisito il suo ufficio in Comune.
Il primo “favore” all’organizzazione, secondo le accuse, è stato far entrare un carico di merce di una società della cosca senza che venisse fatta pagare l’Iva.
Ma soprattutto gli viene contestato il fatto di aver procurato una finta fattura per lavori mai eseguiti su un macchinario di una società di Mantova che commercializza riso, la quale doveva giustificare un ritardo su una fornitura legata a un finanziamento dell’Unione europea da sei milioni di euro.
La stessa società, poi, sarebbe stata oggetto di estorsione nell’ambito di un contenzioso con un’azienda legata a un’altra cosca, per la fornitura di riso avariato. Il problema fu risolto nel corso di alcune riunioni a cui partecipò anche Caruso, ma i Grande Aracri poi imposero alcune condizioni in cambio del “favore”.

LE PAROLE DEL DIRIGENTE DI POLIZIA LUCA ARMENI

 

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