Le indagini

Caruso a un membro del clan: “Devi stare calmo che qua si tagliano le teste”

27 giugno 2019

 

“Devi stare calmo che qua si tagliano le teste”. Anzi “volano i capu”, perché la lingua usata è il dialetto calabrese. A parlare è Giuseppe Caruso, in un ruolo ben lontano da quello istituzionale di presidente del consiglio comunale di Piacenza. Siamo nel luglio del 2015, l’esponente di Fratelli d’Italia in quel momento non ha ruoli politici. Entrerà nel consiglio comunale di Piacenza soltanto tre anni dopo. Qui – secondo gli investigatori  – Caruso parla da componente del clan Grande Aracri. Caruso, funzionario dell’Agenzia delle Dogane, è stato arrestato 25 giugno nell’ambito della maxi inchiesta sulla presenza della ‘ndrangheta in Emilia.

Le sue parole si collocano in una conversazione con un altro membro del clan, nel contesto della controversia sorta tra la Riso Roncaia spa del Mantovano e una società di import-export che avrebbe rifilato alla prima una grossa partita di riso avariato. Non una normale controversia commerciale, di quelle che si risolvono davanti a un giudice civile. Qui c’è di mezzo la ‘ndrangheta. Sia da una parte, sia dall’altra. Entrambe le società, secondo gli inquirenti, sono protette da differenti gruppi della criminalità organizzata calabrese. E la famiglia Grande Aracri prende le parti dell’azienda mantovana.

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