Falciati da un'auto sulla 45

Ergi e Xhuljo, è ancora tempo di lacrime. La lettera del volontario della Croce Rossa: “Abbiamo perso tutti”

1 luglio 2019

E’ l’indomani della tragedia che ha scosso un’intera città oltre a tutta la comunità albanese, particolarmente numerosa a Piacenza. E’ ancora tempo di lacrime per Ergi Skenderi e Xhuljo Kaja, i due ragazzi di venti e ventidue anni che, nella notte tra sabato 29 e domenica 30 giugno, hanno perso la vita all’uscita del Village, locale notturno situato sulla Statale 45. I due ragazzi sono stati falciati da un’auto condotta da una trentenne risultata positiva all’acoltest e per questo arrestata con l’accusa di duplice omicidio stradale. Si trova ancora in ospedale, piantonata dai carabinieri, per le cure susseguenti ai traumi riportati in seguito all’incidente. Le sue condizioni non sono gravi.

Una tragedia che ha riaperto le polemiche anche nel mondo social sul delicato tema relativo all’alcol associato alla guida: un binomio che continua a mietere vittime nonostante l’inasprimento delle pene a fronte di un consumo sempre più diffuso e inconsapevole.

Nel frattempo, alla nostra redazione, è giunta nella serata di ieri una lettera particolarmente toccante: è Raffaele Carenzi, da dieci anni volontario della Croce Rossa di Piacenza che sabato è intervenuto sul posto. Poche righe che lasciano intendere come, nonostante dieci anni di militanza nell’associazione e dunque tanti scenari particolarmente crudi, non possano eliminare le emozioni e il senso di impotenza di fronte a tragedie enormi come non può essere definita altrimenti la scomparsa di due ventenni in una serata che doveva essere di puro divertimento. Questo il testo del volontario:

Ore 03.30
“Ciao Ragazzi, è la centrale. Ho bisogno di voi sulla strada statale 45 località La Verza.
Rosso…traumatico”.
Si interrompe così, quell’ attimo di tregua di un’ora che si era creata dall’intervento precedente.
Uno dei tanti che al sabato notte, e chi fa servizio notturno in ambulanza lo sa, ti possono capitare.
Il tempo di mettere le scarpe, la divisa è fuori discussione che non te la togli per dormire, é quasi parte integrante di te…fa parte di te.
Sali con il tuo equipaggio in ambulanza, accompagnato dalla solita adrenalina che non ti abbandona mai, nemmeno dopo 10 anni di ambulanza.
Ti abitui ad averla, ma non ti molla mai…e forse è giusto così.
Ma stavolta è diverso…
Stavolta il clima è surreale.
Buio, grida, lampeggianti blu di ogni sorta.
Non sai quanti sono, non sai dove sono, non sai chi sono.
Gente che corre ovunque, chi piange, chi grida, chi sviene!
Ti appresti a fare tutto quello che puoi, tutto quello che sai, tutti i protocolli che ti hanno insegnato, e a seguire le indicazioni dei professionisti giunti sul posto con te.
Stavolta è diverso.
Leggi sui volti del medici che sono in ginocchio con te, che stavolta bisogna arrendersi.
Non è contemplato nella mente di un soccorritore, rientrare con l’ambulanza vuota.
Risali per il rientro, ma un urlo lancinante ti spacca in due.
Una mamma…
Il ritorno era spettrale, come spettrale era il clima sulla strada all’ arrivo.
Raga, stavolta abbiamo perso.
Stavolta abbiamo perso…tutti.

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