In provincia

Aria buona e tanto affetto: soggiorno terapeutico per i bambini di Chernobyl

28 agosto 2019

I polmoni hanno respirato una dose vitale di aria migliore e il cuore ha immagazzinato tanto affetto. Per l’intero mese di agosto, come avviene da quindici anni a questa parte, alcuni bambini colpiti dalle radiazioni ancora oggi legate al disastro nucleare di Chernobyl hanno trascorso un “soggiorno terapeutico” nella provincia di Piacenza.

Dal 1986, l’anno del catastrofico incidente nucleare, la popolazione delle terre ucraine e bielorusse ha registrato infatti un tragico incremento della mortalità infantile. Da tempo, così, l’associazione di Travo – guidata da Annibale Gazzola e altri instancabili volontari – fa la sua parte per stringere la mano ai piccoli che ancora si trovano a vivere in condizioni gravissime, a rischio di tumori, malattie genetiche e malformazioni tramandate dai genitori. Ogni anno, un gruppo di bambini viene ospitato dalle famiglie del nostro territorio. Anche se stavolta, purtroppo, fino all’ultimo la buona riuscita del progetto è rimasta incerta: «In passato, riuscivamo a trovare alloggio persino a quindici “figli” di Chernobyl – ha chiarito Gazzola -, quest’anno invece abbiamo sofferto la minore disponibilità dei cittadini ad aprire le porte di casa, nonché la mancanza di sponsor pubblici o privati». Fatto sta che, fortunatamente, sei famiglie si sono fatte avanti per passare il mese di agosto con altrettanti bambini di Chernobyl: due a Fiorenzuola, una a Cortemaggiore, una a Travo e due in città. Ora, i piccoli sono pronti a tornare a casa, dopo aver vissuto un prezioso percorso di recupero dalle radiazioni e di contatto con una realtà familiare.

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