Materna San Polo

Nuove querele contro le maestre arrestate. La Procura: “Fatto ciò che dovevamo”

2 dicembre 2019

“In 14 giorni non abbiamo documentato qualche singolo atto violento, ma un sistema che si ripeteva quotidianamente”. Procura della Repubblica e carabinieri hanno spiegato, anche a fronte del grande dibattito che si è generato a San Polo e in tutta la comunità piacentina, i motivi dell’indagine che ha portato all’arresto delle tre maestre della scuola materna parrocchiale della frazione di Podenzano. Sono ai domiciliari, accusate di maltrattamenti.

Il sostituto procuratore Matteo Centini e il neo-comandante provinciale dei carabinieri Stefano Savo hanno precisato che alcuni approfondimenti sono ancora in corso e che, oltre a quella che ha fatto scattare l’inchiesta, ci sono altre querele da parte delle famiglie dei bambini.

Nell’ordinanza di custodia cautelare, il giudice per le indagini preliminari Luca Milani scrive di “commenti offensivi pure a livello della sfera sessuale” nei confronti dei piccoli e di “stravolgimento dell’opera educativa delle insegnanti, nell’assurda imposizione di una sorta di legge del taglione ai bambini invitati a replicare ai torti subiti dai loro compagni tenendo nei confronti di questi ultimi i medesimi comportamenti violenti”.

“Abbiamo fatto quello che andava fatto – commenta Centini – sgombriamo il campo dall’idea che qualsiasi tipo di violenza, anche verbale, abbia un senso educativo perché non è così. Qui non si tratta di uno scappellotto o di una frase infelice ma di una metodologia sistematica. Le persone offese non sono né le maestre né i genitori ma i bambini stessi che erano costretti a vivere in un clima di minacce quotidiane – prosegue il sostituto procuratore – un genitore può anche decidere che gli vada bene così ma noi non potevamo fare finta di niente di fronte a comportamenti penalmente perseguibili. Certi metodi educativi potevano essere accettati negli anni ’60 ma oggi non è più così, i bambini per fortuna hanno diritti riconosciuti, oggi, anche dall’Onu. Le maestre ricoprono un ruolo educativo di protezione e cura dei minori e non possono in alcun modo lederne la dignità”.

“Ti faccio sanguinare, ti metto in cantina e ti lascio lì, ti rompo il cubo, ti raso i capelli, ti metto un cerotto sulla bocca” e così via, sarebbero soltanto alcune delle frasi pronunciate dalle maestre, riprese dalle telecamere installate all’interno della struttura dai carabinieri di San Giorgio, e rivolte ai trenta bambini che avevano in custodia. In un caso sarebbe stata lanciata una scarpa addosso a un piccolo “reo” di non essersi messo in fila con gli altri. “Era uno schema che si ripeteva ogni giorno” – spiega Centini.

Nei prossimi giorni le tre maestre, di cui una suora, verranno sottoposte agli interrogatori di garanzia. Sembra che una delle tre ricoprisse un ruolo più passivo rispetto alle altre.

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