Maxi inchiesta

Acqua, zucchero e gas per creare falsi vini Doc: 5 arresti a Pavia. Nei guai anche un piacentino

22 gennaio 2020

Ha toccato anche Piacenza la maxi operazione dei carabinieri e della guardia di finanza di Pavia contro il vino contraffatto. Alle prime luci dell’alba, al termine di una complessa indagine coordinata dal Procuratore aggiunto Mario Venditti e dal Sostituto Procuratore Paolo Mazza, i militari hanno arrestato cinque persone di nazionalità italiana “che in associazione fra loro si sono rese responsabili di una complessa frode in commercio nel settore vinicolo, perpetrata da una nota cantina della provincia di Pavia”.
Dalle indagini è emerso che gli accusati, per produrre falso vino con marchio Doc, Igt o Bio, lo avevano “miscelato” con acqua, zucchero (per aumentare la gradazione alcolica) e anidride carbonica (per renderlo più effervescente).
Gli indagati sono accusati di “associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (Doc e Igt) nonché all’utilizzo e all’emissione di fatture false che servivano a giustificare quantitativi di vini etichettabili con denominazioni pregiate, non presenti in magazzino, e sostituiti dal produttore con vini di qualità inferiore, alterati e destinati alla vendita come vini di tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese”.

Sono state eseguite anche 28 perquisizioni domiciliari, locali e personali nei confronti di altrettante persone fisiche, aziende acquirenti del vino, nonché laboratori di analisi compiacenti, ma anche in cantine ed aziende vinicole di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige.
Un piacentino è stato denunciato per ricettazione perché accusato di aver rubato 50 ettolitri di vino, ritrovati in un magazzino a Broni.

“Le indagini, sviluppate anche attraverso intercettazioni telefoniche e videosorveglianza – spiegano gli inquirenti – hanno consentito di acclarare un consistente ammanco di cantina, ossia la differenza tra la quantità fisica di vino presente nelle cisterne e la quantità commerciale riportata nei registri di cantina, che era decisamente superiore a quella fisica. L’ammanco, risultato pari a circa 1.200.000 litri, ha determinato per il produttore una ulteriore possibilità di vendita di vino contraffatto per un valore economico di svariati milioni di euro. L’ammanco è stato dolosamente creato falsificando le rese dell’uva/ettaro mediante bolle di consegna relative ad uve mai conferite in azienda da agricoltori compiacenti. La successiva indicazione sui registri di cantina della massima resa inerente la trasformazione dell’uva in vino, generava una contabilità sbilanciata rispetto al reale carico della cantina, che consentiva a quest’ultima di giustificare la vendita come vini Doc e Igt o“Bio anche di prodotti che in realtà non avevano le caratteristiche richieste per tali etichettature, poiché “miscelati” con vini di qualità decisamente inferiore, non proveniente da uve certificate. A tali prodotti venivano quindi aggiunti “aromi” vietati nella produzione vinicola, allo scopo di falsarne le proprietà olfattive e al palato così da imitare sapore e profumi delle tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese”.

 

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